LA POLEMICA – Emanuele Calò: Un esercizio di proiezione costituzionale

Nel febbraio 2026 è stata diffusa una bozza di Costituzione palestinese, presentata all’attenzione del Presidente Mahmoud Abbas. Si prevede che l’Islam sia la religione ufficiale, che la Sharia sia la fonte primaria dell’ordinamento giuridico e che il Cristianesimo abbia uno status e che i diritti dei cristiani siano rispettati. Ne consegue che il rispetto dei culti diversi dall’Islam è ristretto ai soli cristiani, anche se l’art. 37 prevede che la libertà di praticare riti religiosi e di istituire luoghi di culto per i seguaci di religioni monoteiste è un diritto regolato dalla legge.
Si dispone che l’Organizzazione per la liberazione della Palestina è la sola rappresentante dei palestinesi. Gli ebrei non sono né menzionati né previsti. Sarebbe stato ragionevole, per esempio, prevedere un rapporto speciale con la Giordania, che era stata stralciata dal Mandato britannico e che ha una sostanziale identità etnica con i palestinesi. Nulla di tutto quello. In compenso, si prevede il diritto di ritorno dei rifugiati, ma verso dove non si sa.
Tuttavia, non è su questi aspetto (fondamentali) che vogliamo soffermarci, ne potremmo trattare in seguito. In questo momento, vorremmo vedere coloro i quali si agitano da sempre, sostenendo che Israele sarebbe una teocrazia, i quali considerano che Israele pratica l’apartheid, di fronte a una vera teocrazia, una vera dittatura, una vera esclusione degli ebrei.
Tutto questo non ci sorprende, in quanto questa bozza di Costituzione non verrà criticata, perché vi è un brutto sottofondo di razzismo negli antirazzisti, quando considerano che i palestinesi non abbisognino di diritti. No, i protestatari non sono degli incompresi: il loro problema è che sono fin troppo comprensibili.
E noi, cosa pretendiamo di capire? Pretendiamo di capire che tutto ciò che è stato addebitato a Israele, con grande spiegamento di fantasia, spunta in questa bozza di Costituzione palestinese.

Emanuele Calò