ANTISEMITISMO – Sì del Senato al ddl contro l’odio antiebraico

Ucei: «Contrasto all'odio priorità nazionale condivisa»

Dopo una lunga discussione, il Senato ha approvato il disegno di legge numero 1024 per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione dell’Ihra. Il provvedimento è passato con 105 voti a favore, 24 contrari, 21 astensioni. Non c’è stata l’unanimità auspicata tra gli altri dalla senatrice a vita Liliana Segre. Compatta a favore la maggioranza, diversi gli orientamenti nei partiti di opposizione. In una nota l’Ucei definisce comunque il sì del Senato «una vittoria per tutte le componenti della società civile e non soltanto per la compagine ebraica» e «il risultato di diverse iniziative parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, che hanno saputo trovare una posizione unitaria e di sintesi». Per l’Ucei, rappresentata in aula dalla sua presidente Livia Ottolenghi, «la convergenza registrata oggi, anche se meno ampia di quanto auspicato, rappresenta un segnale forte e inequivocabile: il contrasto all’odio antiebraico è una priorità nazionale condivisa».
Il voto è stato preceduto da numerosi interventi. Alcune contestazioni dei contrari vertevano sull’adozione del testo Ihra. «Scusate, non è chiaro, da questa definizione, che è possibile criticare il governo di Israele senza alcun problema? A me sembra chiarissimo. Che bisogno c’è di specificarlo ancora, a meno che non ci sia l’odioso sospetto?», si è domandato Massimiliano Romeo della Lega. «A una parte dell’opposizione, quella targata Fratoianni, Bonelli, Conte ed Elly, voglio dire che le vostre maschere sono cadute quando non avete mai preso le distanze dalle piazze che incitavano all’odio e alla distruzione di un popolo», ha accusato Ester Mieli di Fratelli d’Italia. «Le maschere sono cadute quando avete preferito strizzare l’occhio a chi offendeva un popolo, quando invitavate gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele, non considerandoli italiani». Andrea Giorgis del Pd ha annunciato l’astensione piuttosto che la contrarietà del suo partito «per una vicinanza sincera ai cittadini ebrei che hanno subito violenze, che vivono nell’inquietudine e nel timore di subire violenze e che hanno il diritto di ricevere dalle istituzioni la massima attenzione e protezione». Una parte del Pd ha però votato a favore, capitanata da Graziano Delrio. L’iniziativa non va interpretata come «una dissociazione» con il partito, ha sostenuto, ma è stata presa perché «il provvedimento rompe il silenzio e la timidezza della cultura democratica del paese» sul tema. Movimento Cinque Stelle e Avs hanno esplicitato la loro contrarietà con parole dure. «Con quale credibilità pensate di sottoporre a questo Parlamento questo disegno di legge? Il vostro intento è sempre stato uno solo: quello di dare copertura politica alla destra israeliana di cui siete amici e che avete sostenuto in ogni modo con la propaganda e con le azioni», ha sostenuto la pentastellata Alessandra Maiorino. Secondo Giuseppe De Cristofaro di Avs, che ha votato no, «sarebbe ben più efficace contrastare i rigurgiti antisemiti in una più complessiva iniziativa contro tutte le forme di razzismo, ovviamente quelle che colpiscono la minoranza ebraica, come quelle contro ogni forma di islamofobia, di omofobia, di pregiudizio razziale e di pregiudizio religioso». Maurizio Gasparri, nell’annunciare il sì di Forza Italia, ha sottolineato: «Noi votiamo questa legge avendo modificato il testo iniziale che ho presentato. Sono soddisfatto comunque delle sanzioni penali che ci sono nell’ordinamento: lo dico a chi pensa di dire distruggiamo Israele, dal fiume al mare, uno Stato solo, eccetera. Non si può fare, non si può dire: Israele deve esistere». Per Mariastella Gelmini, che ha sostenuto le ragioni del voto favorevole di Noi Moderati, dell’UDC, di Civici per l’Italia e del MAIE, «c’è un estremo bisogno di questa legge e dovremmo essere tutti orgogliosi di vedere il nostro paese all’avanguardia in Europa e nel mondo, grazie a questa proposta, una volta che essa sarà approvata». Per Ivan Scalfarotto di Italia Viva il sì del suo partito «restituisce l’onore alla sinistra italiana, perché vedere la sinistra italiana che lascia questa battaglia nelle mani degli eredi di chi firmò le leggi razziali e che ancora ha la fiamma nel simbolo è una cosa che resta come una cicatrice nel progressismo di questo paese».