ISRAELE – Angelica Calò Livnè: La vita nei giorni di guerra

Queste sono le nostre vite, negli ultimi tempi.
Potrebbero essere migliori.
Potrebbe abbattersi una tempesta.
Buonasera, disperazione
e buonanotte, speranza.
Chi sarà il prossimo?
E chi verrà dopo di lui?

Nella seconda intifada Yehuda Poliker, grande autore israeliano di origine greca, pubblicò questa canzone insieme a Yaakov Gilad. Ne sono passati di anni.
Stanotte abbiamo dormito nel mamad e non ci siamo affannati come tutta Tel Aviv, dove devono ininterrottamente entrare e uscire dal rifugio. In questi giorni di prigionia forzata sono riuscita a preparare tutte le lezioni del prossimo semestre a Tel Hai… ora vedremo se riapriranno scuole e università.
Il nostro prato, e tutta Israele, sono un tripudio di anemoni e ciclamini, di alberi rosa, fucsia, gialli; e il Monte Hermon è maestosamente bianco. Ci guarda tranquillo da lontano, come a dire: “Dai, dai, resistete, tutto tornerà come prima”.
Come prima quando?
La Siria ha inviato centinaia di soldati per aiutare Hezbollah. Io, negli incubi notturni e diurni, immagino di vederli sbucare da qualche tunnel nel salone di casa o dentro al frutteto delle mele, che ora è deserto… come il resto della Galilea.
Intanto Yehuda, mentre organizza la difesa del kibbutz, le attività nei rifugi per i bambini terrorizzati e i pasti da recapitare nelle case a tutte le famiglie di Sasa, si è rilassato preparando una quantità cosmica di biscotti chocolate chips e di orecchie di Aman.
In questa dissonanza totale, la nostra casa profuma di pasticceria, di festa e di buono.
Questa settimana l’ultimo nipotino arrivato in famiglia ha fatto la milà e noi abbiamo festeggiato 45 anni di nozze. I figli ci hanno scritto, chi da Pardes Hanna, chi da Gerusalemme e chi da Netanya, dai loro rifugi: “Auguri genitori meravigliosi, l’anno prossimo festeggeremo tutti insieme!”
E che D. ci ascolti!

Angelica Calò Livnè