MEIS – Bassani a 110 anni dalla nascita: le donne tra realtà e romanzo
Nella vita di Giorgio Bassani – di cui il 4 marzo ricorrono i 110 anni dalla nascita – le donne attorno a lui erano spesso figure forti, influenti, protagoniste della vita culturale del Novecento. Nei suoi libri, invece, le figure femminili appaiono quasi sempre esposte, vulnerabili, segnate dalla storia e dalla società. Questo scarto tra donne reali e donne immaginate è il filo conduttore dell’incontro “Da Micòl Finzi-Contini ad Anna Banti: il doppio volto del femminile in Bassani”, in programma domenica 8 marzo alle 16 al MEIS – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara.
Lo spiega a Pagine Ebraiche la studiosa Rosy Cupo, ricercatrice alla Sorbonne Nouvelle Université di Parigi e curatrice del volume «Con una certa impazienza». Il carteggio fra Anna Banti e Giorgio Bassani (1948-1966) (Giorgio Pozzi Editore). L’iniziativa al Meis nasce dal lavoro che Cupo ha condotto negli ultimi due anni sull’archivio bassaniano, dedicato ai rapporti internazionali dello scrittore. «Ho portato avanti un progetto sui legami di Bassani con intellettuali, editori e traduttori di tutto il mondo», spiega. L’obiettivo era osservare «come si sposta l’asse del suo pensiero quando entra in contatto con queste personalità, che portano un punto di vista molto più ampio di quello italiano». All’interno del programma di ricerca era prevista anche una parte di divulgazione rivolta al grande pubblico. Da qui l’idea di coinvolgere il museo ferrarese. «Ho contattato il Meis proponendo di organizzare qualcosa insieme», racconta Cupo, ricordando come l’istituzione sia «sempre molto attenta alla figura di Bassani».
Bassani e le donne
La scelta di declinare l’incontro al femminile è arrivata successivamente. «Una delle pubblicazioni nate da questi due anni di lavoro è il carteggio tra Bassani e Anna Banti», spiega. Il volume raccoglie quasi vent’anni di lettere tra lo scrittore e la grande intellettuale italiana, «una delle figure più raffinate del Novecento». La coincidenza con l’8 marzo ha quindi suggerito il taglio dell’incontro.
Il rapporto tra Bassani e Banti, sottolinea Cupo, fu «molto complesso». Banti era più grande di lui di circa dieci anni e possedeva una personalità forte e indipendente. «Non è stata una vera e propria amicizia: i due non si amavano nel senso affettivo del termine. Però esisteva una stima reciproca molto forte». Accanto a Banti, nell’incontro verrà ricordata anche Marguerite Caetani, la fondatrice della rivista Botteghe Oscure. Fu proprio grazie a quella esperienza che Bassani si affacciò alla scena letteraria del Dopoguerra. «Lavorare per Botteghe Oscure è stato decisivo», osserva Cupo, perché lo proiettò sia nel mondo editoriale sia in quello della narrativa.
Ma il cuore della conferenza sarà soprattutto il confronto tra le donne reali e quelle raccontate nei romanzi. «Nelle sue opere Bassani descrive quasi sempre le donne come vittime», spiega la studiosa: vittime della storia, della società e spesso anche degli uomini.
C’è però un’eccezione. «L’unico personaggio di cui Bassani dice esplicitamente che aveva “un’anima purissima” è Clelia Trotti, trasposizione letteraria di Alda Costa», osserva Cupo. Un’affermazione rarissima nella sua narrativa: «È un’espressione che forse Dante userebbe per Beatrice nel Paradiso». Per la studiosa questo passaggio suggerisce una possibile interpretazione dello sguardo di Bassani sul femminile: «Forse, anche senza esserne pienamente consapevole, pensava alla donna come a un essere capace di raggiungere la perfezione».
La distanza tra realtà e letteratura rimane comunque evidente. Nella vita privata Bassani frequentava donne molto influenti, capaci di imporsi nel mondo culturale. Nei libri, invece, compaiono spesso figure segnate dalla marginalità o dalla sconfitta. L’esempio più emblematico è Lida Mantovani delle Storie ferraresi, abbandonata e condannata a vivere nella rassegnazione e nella solitudine.
Più complessa è la figura di Micòl Finzi-Contini, protagonista del romanzo Il giardino dei Finzi-Contini. «Micòl è forse l’unica che esce parzialmente da questo schema», osserva Cupo. Bassani stesso la descriveva come l’unico personaggio animato da un autentico desiderio di vivere, anche se immerso in un mondo – quello del giardino – destinato a scomparire.
L’intervento al Meis affronterà anche il rapporto tra la Micòl letteraria e le possibili figure reali che possono averla ispirata, aspetto su cui si concentrerà lo studioso Marcello Azzi della Fondazione Bassani.
Tra le sorprese emerse durante il lavoro sul carteggio, Cupo ne ricorda una che riguarda soprattutto la figura di Banti. Poiché la maggior parte delle lettere conservate sono della scrittrice, è la sua voce a dominare il dialogo. «Quello che mi ha colpito di più è la solitudine estrema di questa donna». Molti contemporanei la descrivevano come arrogante o sprezzante, ma secondo Cupo il giudizio è spesso legato al suo essere una donna autorevole. «Quando una donna è potente viene subito bollata come presuntuosa. In realtà Banti ha sofferto moltissimo: era una solitudine che si tagliava col coltello».
d.r.