MUSICA – Francesco Lotoro: «1942, siamo tutti ebrei»
Il 2 marzo 1942, quasi come nel corrente anno civile, cadde la festa di Purim. Quel Purim la guarnigione tedesca di stanza a Minsk (allora ricadente nel Reichskommissariat Ostland) si rese responsabile di un feroce pogrom durante il quale persero la vita 3.412 persone (secondo altre fonti 5.000); fu a Minsk che le unità tedesche sperimentarono per la prima volta le Gaswagen, quelli ritenuti non idonei al lavoro furono condotti in automezzi appositamente modificati e gasati mentre i pazienti dell’ospedale del Ghetto di Minsk furono fucilati sul posto.
Il 2 aprile 1942, come quest’anno, cadde il primo giorno di Pesach (inevitabilmente, data l’esatta distanza di un mese tra le due festività); quel giorno l’autorità tedesca avviò un piano efferato di omicidi di massa notturni al fine di azzerare il rischio di testimoni durante il giorno in piena luce, due edifici di quattro piani furono dati alle fiamme bruciando vive le famiglie ebraiche colà residenti.
Battezzata con i suoi fratelli per volontà del padre David, la pianista e pedagoga ebrea tedesca Henny Bromberger (foto) si perfezionò a Berlino con Artur Schnabel esibendosi numerose volte nella sua città natale Brema; in qualità di pianista si esibì pubblicamente l’ultima volta il 17 gennaio 1933 ossia poco prima dell’ascesa al potere del nazionalsocialismo in Germania.
All’indomani delle restrizioni antiebraiche, la Bromberger scelse di esibirsi unicamente in concerti privati, il 18 gennaio 1941 Henny e la sorella Dora furono trasferite presso il Ghetto di Minsk; qui prestarono temporaneamente servizio presso l’ospedale della Wehrmacht ma, a seguito delle esecuzioni di massa perpetrate nel 1942 dalla guarnigione tedesca, di entrambe si persero le tracce.
Il 21 settembre 1942 cadde il digiuno di Yom Kippur, come del resto accadrà nell’anno civile in corso; quel giorno presso il Campo di sterminio di Sobibór, il comandante tedesco Gustav Franz Wagner selezionò alcuni ebrei osservanti colà deportati costringendoli a mangiare del pane.
Diplomato in musica presso l’Università di Rostov-na-Donu, direttore di scuole musicali nonché autore di opere teatrali e musiche di scena, il tenente sovietico Aleksandr Aronovič Pečerskij detto Saša fu riconosciuto come ebreo dalla circoncisione durante gli esami medici nello Stalag 352 Masyukovshchina di Minsk dove fu imprigionato dopo la cattura da parte dei tedeschi nell’ottobre 1941 all’indomani della battaglia di Vjaz’ma; trasferito a Sobibòr nel settembre 1943 con altri 2.000 ebrei, appreso della rivolta già scoppiata a Treblinka e temendo la liquidazione del Lager come in effetti ordinato da Himmler, Pečerskij pianificò una rivolta con gli ebrei polacchi Shlomo Leitman e Leon Feldhendler che si consumò nel pomeriggio del 14 ottobre 1943, 1° giorno della festa di Sukkot.
Da lunedì 19 aprile 1943 (distruzione del Ghetto di Varsavia e vigilia di Pesach) a sabato 27 gennaio 1945 (liberazione di Auschwitz e Shabbath della Parashà di Beshallach ossia della liberazione degli israeliti dall’Egitto), date e simboli ebraici hanno giocato alla stregua di esseri senzienti a prescindere dalla loro calendarizzazione religiosa; storpiati dal nemico per umiliare il popolo ebraico, benauguranti quando planavano nella vita ebraica in prigionia e deportazione.
È risaputo cosa il 27 gennaio 1945 rappresenti per la storia della Seconda Guerra Mondiale e per la popolazione ebraica d’Europa ma invero c’è un altro 27 gennaio 1945 altrettanto emblematico; si consumò presso lo Stalag IXA Ziegenhain dove il 17 dicembre 1944 fu imprigionato dai tedeschi il sergente maggiore statunitense Roderick Edmonds durante la battaglia delle Ardenne.
A ragione del suo grado Edmonds fu incaricato di sorvegliare più di 1.000 prigionieri di guerra americani dei quali circa 200 erano ebrei; il 27 gennaio 1945 i tedeschi ordinarono a Edmonds che i prigionieri di guerra ebrei si presentassero l’indomani all’appello ma Edmonds, presagendo cosa ciò significasse, impartì un altro ordine ai suoi commilitoni ossia di presentarsi tutti, ebrei e non.
Il giorno seguente il comandante tedesco, alla vista di tutti i prigionieri di guerra statunitensi presenti all’appello, urlò a Edmonds che era impossibile che fossero tutti ebrei; il sergente maggiore Edmonds rispose in buon tedesco ‘Hier sind wir alle Juden’, ‘qui siamo tutti ebrei’.
Il comandante estrasse la pistola, la puntò alla testa di Edmonds e minacciò di sparare ma Edmonds, senza perdere la calma, lo avvertì: ‘Se mi spari dovrai sparare a tutti noi e, quando vinceremo la guerra, tu sarai processato in quanto criminale di guerra’, il tedesco capì tutto e abbassò l’arma.
A poca distanza da quanto accaduto a Edmonds, il compositore francese prigioniero di guerra Jean Martinon scrisse Psaume 136 [Chant des captifs] op.33 per narratore, soli, coro e orchestra su una traduzione in lingua francese del Salmo 136 stesa nello Stalag dal cappellano militare francese Abbé Robert Petit; biblico canto di esilio del popolo ebraico in Babilonia colmo di disperazione e rabbia contro il nemico, Martinon ne modificò parzialmente il testo allo scopo di aggirare la censura militare tedesca ma dopo il rimpatrio ripristinò il testo originale dell’Abbé Petit.
A qualsiasi latitudine dell’universo concentrazionario, musicisti ebrei e non si resero partecipi e protagonisti di storie millenarie e, immuni da propaganda e mainstream di controinformazione, respirarono del medesimo respiro dei patriarchi e dei profeti; nella distretta della prigionia e della deportazione l’uomo sperimentò parimenti dolori inimmaginabili ed energie inconcepibili provenienti dal profondo dell’animo (mehama’amakim, come recita il salmo 130).
Al massimo punto di intersezione tra le linee perpendicolari della storia e del pensiero, allo zenit della storia degli uomini, che piaccia o meno siamo e saremo tutti ebrei.
Non già del passato ha disperatamente bisogno l’uomo, di quello ne ha in abbondanza; invero l’uomo ha bisogno di futuro e questa letteratura musicale ne è un’autentica miniera.
Francesco Lotoro
(Nell’immagine, un quadro di Dora Bromberger, sorella di Henny – Village Street, 1916, Yale University Art Gallery)