ROMA – La mobilitazione per un Iran libero: «È tornata una speranza»
«Parlare di diritti umani in un regime sanguinario non ha nessun significato. Ci hanno preso la fede, ci rimane la speranza di un aiuto: un aiuto vero».
Elaheh è una giovane donna iraniana che vive in Italia. A gennaio suo fratello è stato torturato e ucciso dal regime degli ayatollah dopo un corteo. E come lui migliaia di connazionali, brutalmente assassinati solo perché chiedevano dignità e libertà. Aiutateci, chiede Elaleh. Ma fatelo con azioni coerenti e non con parole di solidarietà fini a se stesse. È la cifra del suo e dei numerosi interventi della manifestazione «Con gli iraniani per un Iran libero» organizzata a Roma dall’associazione Setteottobre, con il sostegno di varie organizzazioni della diaspora iraniana e il patrocinio tra gli altri dell’Ucei, dell’Ugei, delle Comunità ebraiche di Roma e Milano e di molte altre realtà del mondo ebraico e vicine a Israele. In piazza Santi Apostoli è stato più volte invocato il nome del principe Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià, quale miglior garante per una transizione democratica del paese. Accanto alle bandiere con al centro il sole, il leone e la spada, emblema di quel periodo, c’è chi ha sventolato quelle di Stati Uniti d’America e Israele. Le tre bandiere erano anche sul palco. Piazza “calda”, con molti cori e canti per Pahlavi. E pure qualche fischio quando la giornalista Francesca Nocerino ha letto i nomi di chi ha aderito e si è appreso che nessuno dei partiti del cosiddetto “campo largo” aveva dato il proprio sostegno all’evento. «Abbiamo pensato che fosse necessario mobilitarsi, consapevoli del fatto che liberare l’Iran dagli ayatollah vuol dire liberare il mondo intero da una minaccia esistenziale», ha spiegato Stefano Parisi, il presidente di Setteottobre. L’iniziativa è stata organizzata quando un attacco militare sembrava una possibilità sempre più concreta, ma dai contorni ancora incerti. «Stati Uniti e Israele non hanno lasciato soli gli iraniani», ha dichiarato Parisi. «Una luce di speranza è ora tornata negli occhi degli iraniani e di tutti coloro che credono nella libertà», ha poi aggiunto. Sul palco sono saliti giornalisti, attivisti e politici, in rappresentanza di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Più Europa, Noi Moderati, Italia Viva, Azione e Partito Liberaldemocratico. In piazza, tra tante delegazioni, c’era “Sinistra per Israele”. «Vediamo uno spiraglio di luce», ha detto Yassmine Pucci Pahlavi, la nipote dello scià. «Sono fortunata, perché sono cresciuta in una famiglia che mi ha permesso di essere libera. Riprendiamoci il paese. Al di là della mia famiglia, mi auguro che il popolo torni a decidere per se stesso e brillare come un tempo».