EUROVISION – Tra le sirene, Israele presenta “Michelle” in gara a Vienna
Tra un allarme antimissile e l’altro, Israele ha presentato giovedì sera Michelle, la canzone con cui Noam Bettan rappresenterà il Paese all’Eurovision 2026 a Vienna (12 – 16 maggio). La première, trasmessa dall’emittente pubblica Kan, è andata in onda mentre in diverse città risuonavano le sirene per gli attacchi iraniani e la trasmissione è stata interrotta più volte.
Michelle racconta la fine di una relazione tossica e il momento in cui si decide di andare avanti. Il brano alterna ebraico, francese e inglese, una scelta legata anche alle origini familiari del cantante, nato in Israele da genitori immigrati francesi. «È una canzone incredibile», ha commentato il cantante durante la trasmissione. «Negli ultimi anni Israele ha mandato molte ballate, e il Paese aspettava qualcosa di diverso». Il brano, ha spiegato Bettan, nasce anche dal clima emotivo che attraversa il Paese: «Le persone cercano un’energia nuova. Vogliamo tornare a sentirci felici, credo che Israele ne abbia bisogno». Il testo, prosegue, «si sofferma sull’esigenza di capire quando è il momento di lasciar andare».
La canzone è stata scritta da Yuval Raphael, rappresentante israeliana all’Eurovision lo scorso anno e sopravvissuta all’attacco del 7 ottobre al Nova Festival, insieme ai produttori Nadav Aharoni e Tslil Klifi. Il brano sarà eseguito da Bettan nella prima semifinale del concorso, il 12 maggio a Vienna. Se riuscirà a qualificarsi, tornerà sul palco anche per la finale del 16 maggio.
Alcuni Paesi hanno chiesto l’esclusione del concorrente israeliano a causa della guerra a Gaza, ma l’Ebu – l’organizzazione europea che cura l’Eurovision – ha respinto il boicottaggio. In risposta, Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Spagna e Slovenia hanno annunciato il ritiro dalla competizione.
I critici israeliani
Sul piano musicale, le reazioni della stampa israeliana sono state eterogenee. Per Einav Shif, giornalista di Ynet, Michelle è «un pop eurovisivo scintillante con un profumo parigino» e rappresenta «una delle migliori canzoni inviate da Israele nell’ultimo decennio», costruita su misura per il carisma del cantante.
Più critico Ben Shalev su Haaretz, che la definisce «una canzone gradevole ma lontana dall’entusiasmare», sottolineando come il brano combini «troppo e troppo poco allo stesso tempo» e soffra di un certo eccesso di elementi: troppe lingue, troppi registri musicali, tra ballata emotiva e ritmo pop. Per Shalev c’è anche una certa dissonanza nel modo in cui è stata presentata: la grande aspettativa costruita nei giorni precedenti dall’emittente Kan, «come fosse un evento nazionale», si è scontrato con una realtà molto diversa, in cui pochi minuti dopo la trasmissione milioni di israeliani correvano nei rifugi. «In una situazione del genere», osserva il giornalista, «non è facile per nessuno mettersi a discutere della qualità di una canzone o delle sue possibilità all’Eurovision».