MEDIO ORIENTE – Ambasciatore Israele: Iran ci ha minacciato per 47 anni

Venerdì mattina, briefing online dell’ambasciata d’Israele in Italia sull’evoluzione di un conflitto che, iniziato in Medio Oriente, è sempre più “europeo”. «Sono decenni che mettiamo in guardia sulla pericolosità del regime. C’è ora una opportunità strategica da cogliere per indebolirlo e far sì che non rappresenti più una minaccia», sottolinea l’ambasciatore Jonathan Peled. Nel rispondere alle domande dei giornalisti su questi primi sei giorni di guerra e le prospettive di medio e lungo termine, il diplomatico spiega che «quella lanciata sabato sotto la guida degli Stati Uniti d’America non è un’operazione di regime change: il nostro obiettivo è contrastare i missili balistici, la corsa al nucleare, il terrorismo». Con un regime indebolito, sostiene, «ogni scenario è possibile, anche la riconquista della libertà da parte del popolo iraniano: i nostri due popoli hanno un legame molto forte, una connessione profonda». Il problema «è unicamente con un regime che rappresenta per Israele una minaccia esistenziale, da 47 anni». Ma il problema, afferma, «non è solo israeliano, come dimostrano gli attacchi iraniani di queste ore non contro obiettivi militari ma indiscriminatamente civili in tutta la regione». Israele ha agito contro il diritto internazionale? «Non è una questione nella quale voglio addentrarmi», risponde Peled. «Se però un regime dichiara l’intento di distruggere un altro paese e lo fa da 47 anni, quel regime diventa un obiettivo legittimo. Su questo punto c’è una consapevolezza diffusa, a tutti i livelli, con i paesi alleati». Quanto durerà ancora la guerra? «Non è una guerra senza fine, vogliamo che sia di breve periodo. Puntiamo a indebolire il regime al punto che smetta di essere un pericolo e si pongano le condizioni per una via diplomatica». Gli obiettivi raggiunti nella guerra di giugno del 2025 non erano abbastanza per Usa e Israele? «C’è stato chi si è illuso che l’Iran fosse pronto a negoziare. Ma è stata appunto un’illusione, perché è successo esattamente l’opposto», ha dichiarato Peled. «Il regime degli ayatollah non solo ha fatto finta di volere arrivare a un accordo, come si è visto di nuovo a Ginevra, ma ha accelerato la produzione di missili balistici e il progetto nucleare. E continuato a sostenere Hezbollah e altri gruppi terroristici».

a.s.