UCEI – Modica 1474 e Genova 1938: discusse due nuovi tesi di laurea
Nella sede della Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano “Tullia Zevi” si è svolta lunedì mattina la discussione di due tesi di laurea del diploma universitario triennale in studi ebraici dell’Ucei, dedicato alla memoria di Renzo Gattegna. «Due ottimi lavori entrambi, premiati con il massimo del punteggio», sottolinea la coordinatrice del diploma Myriam Silvera. Quello di Anna Maestripieri era dedicato a “Gli effetti della persecuzione antiebraica fascista su docenti e studenti nell’università e nelle scuole genovesi” (relatrice Annalisa Capristo, correlatrice Micaela Procaccia). Mentre la tesi di Gianfranco Ferlisi, su una drammatica vicenda di antisemitismo nella Sicilia del ‘400, si intitolava “Processo alla strage di Modica del 1474. Documenti, poteri, silenzi, memoria, giustizia negata” (relatore Massimo Acanfora Torrefranca, correlatrice Nadia Zeldes). Facevano inoltre parte della Commissione rav Riccardo Di Segni, direttore del diploma universitario; il rabbino Giuseppe Momigliano, rabbino capo di Genova e membro della Consulta Rabbinica; Davide Jona Falco, assessore Ucei alla Comunicazione.
Sia Maestripieri sia Ferlisi hanno portato elementi nuovi di conoscenza e riflessione sui temi studiati. Maestripietri, nel suo elaborato, ha riproposto e ampliato alcune ricerche relative ai docenti dell’Università di Genova sospesi e allontanati dalle cattedre, indagando anche l’esclusione degli insegnanti dei principali licei e istituti superiori cittadini. Uno spazio è stato dedicato anche alla retata del 3 novembre del 1943 e alla figura del rabbino Riccardo Pacifici, assassinato ad Auschwitz, «un grande maestro rimasto vicino alla sua Comunità fino all’ultimo». Ferlisi ha spiegato come la violenza antiebraica costata la vita a centinaia di persone nella cittadina siciliana non sia stata l’esito di moti incontrollati «ma il risultato di una costruzione ideologica e giuridica radicata nella lunga durata dell’antigiudaismo europeo, dalla riforma gregoriana al IV Concilio Lateranense, fino ai roghi del Talmud». Al centro della sua indagine c’è il cosiddetto liber nefandus: l’accusa di blasfemia legata al libro ebraico assunse in Sicilia una configurazione specifica: accanto alla dimensione teologica si sviluppò infatti «un meccanismo sistematico di ricatto economico».