TORINO – I libri per “leggere” l’Italia ebraica, si presenta Am HaSefer

Nuova presentazione per Am HaSefer. Lettori e bibliofili nell’Italia ebraica tra il XVII e il XX secolo, il volume che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno organizzato nel 2023 dalla Fondazione per i Beni culturali ebraici in Italia (Fbcei) sul libro come tramite per “leggere” la storia dell’ebraismo italiano. Già protagonista a febbraio alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, l’antologia fa tappa nel pomeriggio a Torino. Se ne parlerà, dalle 17, alla Biblioteca Nazionale Universitaria. Oltre ai curatori Dario Disegni e Germano Maifreda, presidente della Fbcei il primo, docente di Storia economica il secondo, sono previsti gli interventi della direttrice della biblioteca Marzia Dina Pontone, della ricercatrice Chiara Pilocane e della bibliotecaria Franca Porticelli. L’attenzione verterà in particolare sul saggio di quest’ultima: qui Porticelli approfondisce la figura del musicologo Alberto Gentili (1873-1954) e il suo ruolo nel recupero e nella conservazione di una importante mole di documenti relativi alla figura e alle opere di Antonio Vivaldi, ma anche lo schiaffo in faccia ricevuto dal medesimo al varo delle leggi razziste. L’ebreo Gentili, racconta Porticelli, fu privato di tutti gli incarichi pubblici e «dovette anche rinunciare alla collaborazione con la casa editrice Ricordi per la cura e l’arrangiamento delle riscoperte musiche vivaldiane». Il suo contributo non è stato però dimenticato. Tre anni dopo la morte, nel 1957, il ministero della Pubblica istruzione avrebbe conferito a Gentili la medaglia d’oro «alla memoria» per benemerenze speciali nel campo della cultura e dell’arte. E un ulteriore riconoscimento sarebbe arrivato nel 2019, quando la Biblioteca nazionale universitaria, in accordo con l’Università degli Studi, la Comunità ebraica e il Comune ottenne che sulla sua facciata monumentale, a lato dell’ingresso del proprio Auditorium Vivaldi, «fosse collocata una lapide a ricordo di Gentili e del suo impegno per l’acquisizione del fondo vivaldiano, fondo che il noto critico musicale Massimo Mila già nel 1978 definì come la maggior attrattiva culturale della città dopo il Museo Egizio».