MILANO – Al Giardino dei Giusti l’omaggio a Vivian Silver

Vivian Silver aveva dedicato tutta la vita al dialogo tra israeliani e palestinesi. Attivista per la pace e per i diritti delle donne, credeva nella convivenza trai i due popoli. Il 7 ottobre 2023 il sogno di Silver si è spezzato nel kibbutz Be’eri, nel Sud di Israele, durante l’attacco di Hamas che ha colpito le comunità al confine con Gaza. La sua casa è stata incendiata e l’attivista è stata uccisa dai terroristi palestinesi.
La sua figura è stata ricordata questa mattina al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano, dove si è celebrata la Giornata dei Giusti dell’Umanità dedicata al tema «I Giusti per la democrazia. Dialogo e nonviolenza per costruire la pace».
Durante la cerimonia sono stati onorati nuovi Giusti che, in tempi e contesti diversi, hanno difeso la libertà e la dignità umana: Piero Calamandrei, antifascista e padre costituente; Martin Luther King, simbolo mondiale della nonviolenza e dei diritti civili; Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice dell’organizzazione Women of the Sun; e Aleksandra “Sasha” Skochilenko, artista russa arrestata per aver protestato contro la guerra in Ucraina e liberata nel 2024.
Aprendo la mattinata, il presidente della Fondazione Gariwo Gabriele Nissim ha ricordato il senso profondo della ricorrenza: «La Giornata dei Giusti non crea barriere, non è a senso unico, piuttosto unisce gli esseri umani in nome dell’aspirazione al bene, al vero e alla ricerca della bontà nei comportamenti quotidiani».
Giorgio Mortara, rappresentante dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nell’Associazione del Giardino dei Giusti, ha sottolineato come la crisi del diritto internazionale si intrecci oggi con quella della democrazia e con la difficoltà di mantenere spazi di dialogo nelle società contemporanee. Citando Calamandrei, Mortara ha ricordato che «la libertà non si chiede, si prende», non come invito alla violenza ma come richiamo alla responsabilità individuale e alla partecipazione alla vita pubblica. Poi un richiamo al padre, Eugenio Mortara, membro del Partito d’Azione: «Come molti di coloro che hanno lottato per la libertà, intendeva la democrazia come esercizio del dovere».
In chiusura Mortara si è soffermato sul legame, nella tradizione ebraica, tra le parole “ach” (fratello), “acher” (altro) e “achraiut” (responsabilità): «Tre parole che condividono la stessa radice linguistica. Questo significa che siamo responsabili del prossimo, sia che sia nostro fratello sia che sia diverso da noi. E allo stesso modo il prossimo deve sentirsi responsabile nei nostri confronti. Solo così le regole della convivenza civile possono diventare realtà».
Alla cerimonia è intervenuta anche la presidente del Consiglio comunale di Milano Elena Buscemi.