MILANO – Beteavòn, “oltre i limiti” per la solidarietà
«Beteavòn è nato con un’idea molto semplice: fare qualcosa per chi è nel bisogno. Poi quella piccola iniziativa è diventata una valanga che continua a crescere». Così rav Igal Hazan, fondatore della cucina sociale Beteavòn, ha raccontato a Pagine Ebraiche il significato della dodicesima Cena di Gala dell’associazione, tenutasi a Milano il 10 marzo e intitolata “Beyond Limits”, oltre i limiti.
Una serata di raccolta fondi e condivisione che ha riunito sostenitori, volontari e partner di un progetto nato nel 2014 e cresciuto negli anni fino a diventare un punto di riferimento per la solidarietà cittadina. Dalla cucina kasher milanese partono ogni settimana pasti destinati a persone in difficoltà: famiglie, anziani soli, ma anche senzatetto e realtà di accoglienza del territorio.
«Il tema di quest’anno – Beyond Limits – lo sento davvero ogni giorno», ha spiegato Hazan. «Beteavòn coinvolge sempre più volontari, sempre più partner e sempre più persone che hanno bisogno. Il suo valore, anche dal punto di vista ebraico, è proprio questo: uscire dalle mura della comunità e diventare un progetto universale».
Guardando alla situazione attuale, segnata in molti Paesi da un aumento dell’antisemitismo, Hazan ha sottolineato come l’esperienza di Beteavòn rappresenti anche una risposta concreta. «Dentro Beteavòn tutto questo non ha neppure scalfito il lavoro che facciamo. Collaboriamo con persone non ebree ed associazioni che non sono ebraiche, anche molto religiose cattoliche. Quando si fa del bene si vede come l’odio scompaia».
Sul palco della serata anche Lapo Elkann e la moglie Joana Ramso, protagonisti di un dialogo con il giornalista Maurizio Molinari. Nel suo intervento Elkann ha ricordato una figura centrale della sua vita, la nonna Carla Ovazza, evocata come esempio di chi ha saputo andare “oltre i limiti”. «Mi ha insegnato che non si vince con la vendetta ma con l’amore», ha raccontato. «Si vince con il perdono e con la capacità di dare agli altri». Nel corso del dialogo Elkann ha anche accennato a un momento personale recente, raccontando di essersi sposato a Gerusalemme al Muro Occidentale, il Kotel, con un rabbino presente alla serata. Un episodio ricordato come segno del legame con Israele e con la tradizione ebraica.
Al termine dell’evento sono stati premiati due partner storici di Beteavòn: i City Angels e la Comunità di Sant’Egidio, impegnati da tempo nella distribuzione di pasti e nell’assistenza alle persone senza dimora. A ricevere il riconoscimento, sono stati Mario Furlan, fondatore e presidente dei City Angels, e Ulderico Maggi, responsabile milanese della Comunità di Sant’Egidio.
Un momento simbolico per sottolineare la dimensione corale di un progetto che, nelle parole di rav Hazan, continua a crescere grazie all’impegno di molti. «Nell’ebraismo si parla di tzedakà che include il sostegno economico al bisognoso, un aiuto fondamentale», ha osservato il rabbino. «Ma c’è anche un altro livello di tzedakà, forse ancora più profondo: il dono del proprio tempo, del proprio corpo, della propria presenza per aiutare gli altri».
Vedere volontari che arrivano per cucinare, preparare i pasti, confezionarli e poi distribuirli per strada, ha spiegato, «è qualcosa di veramente straordinario. Come dice la Torah, Olam chesed yibaneh: il mondo è costruito sulla bontà».
d.r.
(Nell’immagine, Lapo Elkann, Mario Furlan, rav Igal Hazan, Ilenia Baccaro, Joana Ramso Elkann, Ulderico Maggi)