NAPOLI – L’antica Casa della vita racconta la comunità che guarda il Mediterraneo

Giorgio Ascarelli, il fondatore della squadra di calcio. Sansone Valobra, l’inventore del fiammifero. Mario Recanati, il pioniere del cinematografo. Sono alcuni dei personaggi che si possono “incontrare” visitando l’antico cimitero ebraico di Napoli, nell’area di Poggioreale: una delle “case della vita” tra le meno conosciute e al tempo stesso tra le più affascinanti dell’Italia ebraica, a breve distanza dal carcere del “Don Raffaè” deandreiano.
Istituito nel 1865 e ampliato nel 1875, il cimitero si sviluppa sotto forma di viale lungo un centinaio di metri e testimonia con le sue lapidi e iscrizioni la storia peculiare di una comunità che, espulsa da Napoli tra il 1510 e il 1541, si ricostituì come tale solo a Ottocento inoltrato per le mutate circostanze politiche sulla spinta dell’Unità italiana e sotto il patrocinio della famiglia Rothschild, arrivata in città alcuni decenni prima con il compito di foraggiare i Borbone.
All’entrata una lapide ricorda i benemeriti che il 12 maggio 1875 acquistarono l’appezzamento. Tra loro Adolf de Rothschild della celebre famiglia di banchieri e Isidoro Rouff, il presidente della Comunità dell’epoca.
Nelle vicinanze un’altra lapide commemora gli ebrei napoletani assassinati dai nazifascisti nella Shoah. Furono “solo” 14, tutti catturati fuori città, perché Napoli riuscì a liberarsi dal nazifascismo prima dell’avvio dei rastrellamenti grazie al moto popolare delle Quattro Giornate. Anche alcuni ebrei napoletani ne furono protagonisti.
Daniele Coppin, consigliere e portavoce della Comunità, racconta che il cimitero è di norma chiuso, salvo i tradizionali momenti ebraici di ricordo dei defunti. Un’eccezione è però il progetto cittadino del Maggio dei monumenti. Nel 2025 la Comunità vi ha aderito con quattro domeniche consecutive di aperture al pubblico, dando al percorso il titolo “Un fuoco che non si spegne” e l’opportunità a molti napoletani di scoprire questo spazio poco noto con l’aiuto del docente universitario di Storia e civiltà ebraica Giancarlo Lacerenza e della guida turistica Roberto Modiano. Le sepolture di Poggioreale, con iscrizioni in italiano e in ebraico, sono circa ottocento. E “parlano” dei vari strati di cui fu composta e si compone questa comunità con lo sguardo rivolto al Mediterraneo: i “pionieri” di origine centroeuropea, gli italiani (specie romani) che arrivarono dopo l’Unità spinti anche da fermenti commerciali, i sefarditi giunti da Salonicco dopo il grande incendio del 1917, gli ebrei di Smirne approdati a Napoli dopo il disfacimento dell’Impero ottomano. La Comunità ha tre obiettivi, racconta Coppin: il restauro delle lapidi, danneggiate anche dalla folta vegetazione; la completa messa in sicurezza dell’area; la realizzazione di alcuni eventi ad hoc per valorizzare il sito. In questo senso la Comunità ha avviato da tempo una raccolta fondi promossa dall’associazione Tutela del vecchio cimitero ebraico con l’obiettivo di renderlo fruibile in modo permanente. C’è anche una campagna apposita che sostiene questo impegno, intitolata Bayit lechaim: una casa per la vita.
Nel 2026 alcuni eventi saranno incentrati sulla figura di Ascarelli, anche perché il prossimo agosto saranno passati cento anni da quando poco più che trentenne decise di fondare l’Associazione Calcio Napoli dalle ceneri dell’Internaples, una piccola squadra locale di cui era presidente, perché «l’importanza del momento e la maggiore dignità cui il nostro sodalizio è chiamato mi suggeriscono un nome nuovo, nuovo e antico come la terra che ci tiene, un nome che racchiude in sé tutto il cuore della città alla quale siamo riconoscenti per averci dato natali, lavoro e ricchezza».
Sulla sua tomba, una delle prime che si incontrano, alcuni tifosi hanno deposto una mattonella con il “ciuccio”, l’asino simbolo della squadra campione d’Italia. Il cimitero non è più in uso da tempo, anche se in anni recenti sono state fatte rare eccezioni su richiesta di alcune persone particolarmente “motivate”. L’attuale cimitero, in funzione dal 1963, è una sezione separata di quello comunale. E prima del 1875? Nell’Ottocento i Rothschild acquistarono allo scopo un’area a Posillipo. Fu utilizzata sino al 1860 e con la sua chiusura le tombe vennero traslate in quello di Poggioreale.

Adam Smulevich