ISRAELE – Missile iraniano colpisce villaggio beduino, Netanyahu: «Crollo del regime dipende da iraniani»

«Abbiamo iniziato a gridare “aiuto” dalla finestra, tutto si è sgretolato come biscotti». Così un residente di Zarzir ha raccontato a ynet i minuti successivi all’impatto di un missile balistico iraniano che nella notte tra giovedì e venerdì ha colpito il villaggio nel nord di Israele, lasciando dietro di sé decine di feriti e centinaia di case danneggiate.
Zarzir si trova nella Bassa Galilea, a circa 15 chilometri a ovest di Nazareth. Il villaggio è abitato in gran parte da beduini musulmani, appartenenti soprattutto alla tribù Ghrayifat, e conta poco più di ottomila residenti. Molti dei giovani della comunità, sottolineano i media locali, prestano servizio volontario nell’esercito israeliano.
Nella notte i telefoni dei residenti hanno ricevuto tre allerte per lanci di missili dall’Iran diffuse dal Comando del Fronte Interno. Pochi minuti dopo c’è stata l’esplosione. «Mi sono svegliato per la sirena e non sono riuscito a raggiungere la stanza protetta», ha raccontato uno degli abitanti. «All’improvviso c’è stato un boato fortissimo. Tutto era pieno di fumo e non c’era elettricità».
L’impatto ha aperto un cratere e danneggiato edifici, automobili e infrastrutture. Secondo i servizi di emergenza circa 60 persone sono rimaste ferite, quasi tutte in modo lieve a causa delle schegge di vetro o dall’onda d’urto. Secondo le autorità locali quasi 300 abitazioni sono state danneggiate. «Non è rimasta una finestra o una porta al suo posto», ha raccontato un altro residente. «Ci sono voluti quasi dieci minuti per capire cosa fosse successo», ha raccontato un uomo la cui casa è stata danneggiata. «I bambini urlavano e abbiamo iniziato a chiedere aiuto ai vicini».
Soldati e squadre di soccorso sono arrivati poco dopo per controllare l’area, mentre i paramedici prestavano assistenza agli abitanti, molti dei quali erano ancora sotto shock.

La prima conferenza stampa di Netanyahu
Ore prima dell’attacco iraniano a Zarzir, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto una conferenza stampa. La prima da quando, il 28 febbraio scorso, è iniziato il conflitto.
Gli attacchi israeliani stanno infliggendo «colpi durissimi» ai Guardiani della rivoluzione e alle milizie Basij, le forze interne utilizzate dal regime per controllare le proteste, ha spiegato il premier. L’obiettivo, ha aggiunto, è anche creare le condizioni perché la popolazione possa reagire. «Cerchiamo di dare al popolo iraniano lo spazio necessario per scendere in strada». Netanyahu ha però riconosciuto l’incertezza sull’esito della guerra. «Puoi portare qualcuno all’acqua, ma non puoi costringerlo a bere». Un eventuale cambiamento di regime, ha aggiunto, dipenderà in ultima istanza dagli iraniani stessi: «Alla fine un regime cade dall’interno».
Il primo ministro ha anche rivolto un avvertimento al governo libanese, dopo la ripresa dei lanci di razzi di Hezbollah sul nord di Israele. Beirut dovrà «prendere il proprio destino nelle proprie mani» e disarmare il gruppo armato sostenuto da Teheran. In caso contrario, ha aggiunto, Israele «farà ciò che è necessario» per fermare gli attacchi. Avvertimento a cui è seguita una minaccia più esplicita del ministro della Difesa Israel Katz: il governo libanese rischia di subire «danni sempre maggiori» alle proprie infrastrutture finché non verrà rispettato l’impegno a smantellare l’apparato militare di Hezbollah, ha affermato il ministro, evocando possibili «perdite di territorio» per il Libano. Sul conflitto con Hezbollah è intervenuto anche il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, avvertendo che la campagna militare «non sarà breve». L’esercito, ha spiegato, sta rafforzando il fronte settentrionale con nuove truppe e capacità operative. «Hezbollah ha commesso un grave errore e continuerà a pagarne il prezzo», ha aggiunto.

La grazia al premier
Durante la conferenza stampa Netanyahu è tornato anche sul processo per corruzione a suo carico, definendolo un «circo assurdo» e chiedendo al presidente israeliano Isaac Herzog di concedergli la grazia. Secondo il premier, la chiusura del procedimento gli permetterebbe di concentrarsi pienamente sulla guerra e sulla diplomazia regionale. «Dovrebbe fare la cosa giusta», ha affermato.
La richiesta, presentata alla fine dello scorso anno, è ora all’esame della presidenza ma ha già ricevuto un parere negativo dal dipartimento per le grazie del ministero della Giustizia. Secondo i funzionari, una decisione in tal senso sarebbe inappropriata mentre il premier continua a dichiararsi completamente innocente, a meno che non vi sia un’ammissione di colpa, un accordo per lasciare l’incarico o una sentenza del tribunale.
Sul tema è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha ripetutamente criticato Herzog per non aver ancora concesso la grazia a Netanyahu.