ANTISEMITISMO – Fabiana Di Porto (Age): «Il ddl garantisce la libertà, non la limita»

Il momento che stiamo vivendo è, per molti aspetti, eccezionale. È da qui che invita a partire Fabiana Di Porto, presidente dell’Associazione giuristi ebrei (Age), per comprendere il dibattito che si è sviluppato intorno al disegno di legge contro l’antisemitismo. Un dibattito acceso e spesso polemico, che sarà al centro del webinar organizzato dall’Age questa sera alle 21.00 e aperto al pubblico: “Il DDL antisemitismo: luci e ombre”.
«Mi sento molto in linea con quanto ha scritto oggi la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, sul Foglio», spiega Di Porto anticipando i temi del confronto. «C’è stato molto dibattito, ma ciò che va compreso è l’eccezionalità del momento storico che stiamo vivendo».
Una delle critiche più frequenti rivolte al disegno di legge riguarda il timore che possa limitare la libertà di espressione. «L’accusa che viene mossa è quella di voler ridurre le libertà di manifestazione del pensiero, diritti costituzionalmente garantiti», osserva la giurista. «Ma è un’accusa paradossale». Soprattutto perché «oggi assistiamo a situazioni in cui ad essere limitata, in maniera quasi sistematica, è proprio la libertà di espressione di persone di religione ebraica o di nazionalità israeliana».
Il fenomeno si manifesta in ambiti diversi della vita pubblica. «Accade nelle università, nelle manifestazioni pubbliche, nelle presentazioni di libri, nelle fiere e persino in ambiti privati attraverso forme di boicottaggio commerciale», spiega Di Porto. «Sono eventi che non si erano mai registrati con questa intensità». I dati confermano la gravità della situazione: il Rapporto annuale dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec ha registrato 963 episodi di antisemitismo nel 2025, una cifra quadruplicata rispetto al 2022.
Tra gli aspetti più preoccupanti, prosegue la giurista, c’è la situazione dei giovani. «Per ragioni professionali mi sono occupata spesso di ciò che accade nei licei», racconta. «Ci sono ragazzi ebrei che frequentano scuole non ebraiche e che si sentono obbligati a nascondere la propria identità ai compagni. È un sentimento di isolamento che li accompagna per anni, in una fase della vita estremamente fragile e importante per la loro evoluzione».
In questo contesto, sottolinea Di Porto, il senso del provvedimento appare diverso da quello spesso evocato nel dibattito pubblico. «La legge non nasce per mettere un bavaglio. È piuttosto uno strumento per garantire l’esercizio dei diritti fondamentali di cittadini ebrei o israeliani residenti stabilmente in Italia». Il provvedimento, approvato il 4 marzo dal Senato con 105 voti a favore, 24 contrari e 21 astensioni, dovrà ora passare all’esame della Camera.
Nel percorso parlamentare il testo ha conosciuto anche alcune modifiche. «Rispetto alla formulazione iniziale ci sono stati dei miglioramenti», riconosce la presidente dell’Age. «Sono state eliminate alcune disposizioni che potevano interferire con la libertà di manifestazione».
Accanto alle luci restano però anche delle ombre. «Erano stati proposti emendamenti che non miravano a criminalizzare l’antisemitismo ex novo», spiega Di Porto. «Esistono già norme che puniscono i reati d’odio, ma sarebbe stato utile migliorare il coordinamento tra queste disposizioni attraverso specifiche aggravanti». Il fatto che alcuni di questi emendamenti siano stati respinti o ritirati rappresenta, a suo giudizio, uno dei punti critici del provvedimento.
Nel complesso, l’iniziativa legislativa resta «importante» anche per il consenso trasversale che ha suscitato. «Sono stati presentati numerosi disegni di legge sia al Senato sia alla Camera, provenienti da quasi tutto l’arco politico», ricorda Di Porto. «Questo dimostra che esiste una percezione condivisa della gravità del problema sociale».
Accanto alla dimensione istituzionale c’è anche una riflessione più personale. «Come nipote di un sopravvissuto di Auschwitz posso dire che non avrei mai immaginato, nella mia vita, di dover assistere alla necessità di discutere una legge di questo tipo», confida la giurista. «È un motivo di profonda preoccupazione e, in un certo senso, di delusione rispetto al contesto sociale in cui ci troviamo».
È anche per questo che Age ha deciso di promuovere il confronto di questa sera. «Abbiamo aperto a tutti il webinar e non solo agli iscritti all’associazione. Riteniamo importante che gli operatori del diritto possano conoscerne bene le disposizioni del ddl», spiega Di Porto.
L’incontro offrirà un’analisi dei diversi profili giuridici coinvolti – penale, amministrativo e civile – insieme a uno sguardo comparato su altri ordinamenti. «Ci confronteremo anche con l’esperienza francese, dove è stata approvata recentemente una legge simile», conclude la presidente di Age. «Di fronte a un fenomeno che ha una rilevanza sociale così importante, è fondamentale promuovere un confronto serio e informato».

d.r.

Clicca qui per la registrazione al webinar, per info age2017.associazione@gmail.com

(Nell’immagine, l’approvazione al Senato del ddl antisemitismo il 4 marzo 2026)