ISRAELE – Scommesse sui missili iraniani e minacce a un giornalista

Un articolo su un missile iraniano caduto, senza provocare danni, nei pressi di Beit Shemesh – episodio minore della guerra tra Israele, Usa e Iran – si è trasformato in un caso internazionale che intreccia informazione bellica, scommesse in criptovalute e minacce di morte. Lo ha raccontato Emanuel Fabian, corrispondente militare del Times of Israel, finito nel mirino di scommettitori decisi a fargli modificare il suo reportage per evitare pesanti perdite sul portale di scommesse Polymarket.
Tutto ruota attorno a una previsione su cui erano stati puntati milioni di dollari: l’ipotesi che l’Iran il 10 marzo non avrebbe colpito il territorio israeliano. Le regole della piattaforma sono chiare: un missile che raggiunge il suolo fa vincere il “Sì” (l’attacco è stato compiuto), mentre se viene intercettato l’attacco è considerato nullo e vince il “No”. Quando Fabian riporta dell’impatto a Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme, specifica: «Il missile ha colpito un’area aperta» e non è stato intercettato. Una distinzione decisiva per l’esito delle scommesse. «Quello che pensavo fosse un episodio relativamente minore della guerra si è trasformato in giorni di molestie e minacce di morte contro di me», racconta Fabian sul Times of Israel.
Polymarket è una delle principali piattaforme di “prediction market”, dove si scommette con criptovalute su eventi futuri, dalla politica ai conflitti. Secondo un’analisi del New York Times, solo sulle previsioni di un attacco americano all’Iran sono stati scambiati oltre 529 milioni di dollari. Il sistema premia chi anticipa correttamente gli eventi, ma ha già sollevato dubbi su possibili abusi e uso di informazioni privilegiate.
Nel caso del 10 marzo, oltre 14 milioni di dollari erano stati puntati su quella giornata. Chi aveva scommesso sull’assenza di un attacco aveva quindi tutto l’interesse a far passare l’episodio come un’intercettazione. Da qui le pressioni sul giornalista del Times Of Israel per fargli modificare l’articolo. «Se potessi correggere questo stasera, faresti un grande favore a me e a molti altri», gli scrivono alcuni utenti. Le richieste diventano rapidamente insistenti e coordinate, tra email, social e messaggi privati. La situazione presto degenera. «Hai esattamente mezz’ora per correggere», si legge in uno dei messaggi. E ancora: «Dopo che ci farai perdere 900.000 dollari, ne investiremo almeno altrettanti per finirti». Le minacce si fanno personali, con riferimenti alla sua famiglia e alla sua vita privata: «Non hai idea di quanto ti sei messo in pericolo».
Nel frattempo circolano anche falsificazioni, come screenshot manipolati che attribuiscono a Fabian dichiarazioni mai rilasciate. Un conoscente di un collega arriva a offrire denaro pur di ottenere una modifica dell’articolo.
Fabian racconta di non aver ceduto e di essersi rivolto alla polizia. «Il tentativo di farmi modificare il mio lavoro giornalistico non ha avuto successo», scrive, ma aggiunge: «Temo che altri giornalisti possano non essere così rigorosi se viene loro promessa una parte dei guadagni».
Il Times of Israel ha espresso pieno sostegno al proprio corrispondente: «Siamo sconvolti dal fatto che il nostro corrispondente militare Emanuel Fabian abbia ricevuto minacce di morte a causa del suo lavoro», si legge in una dichiarazione. Il quotidiano ha accolto con favore la reazione della piattaforma Polymarket, che ha sospeso gli account coinvolti e annunciato la collaborazione con le autorità. Ma resta l’allarme: «Riteniamo che vi siano motivi di notevole preoccupazione riguardo a un mercato di scommesse su eventi reali in cui sono in gioco delle vite umane». Le autorità israeliane hanno avviato un’indagine.
Il caso solleva interrogativi che vanno oltre il singolo episodio, denuncia il New York Times, sottolineando come i mercati di previsione stanno già attirando sospetti di insider trading.
Nel caso del missile su Beit Shemesh emerge un rischio ulteriore: il tentativo di influenzare direttamente chi si occupa di informazione. A riguardo, Fabian lancia un monito: «Spero davvero che non stia accadendo, e che non accada in futuro, in questo nuovo e inquietante contesto, dove realtà, giornalismo, scommesse e criminalità si intrecciano».