ISRAELE – Missili iraniani fanno cinque vittime
«La morte si avvicina a voi e presto si apriranno davanti a voi le porte dell’inferno». È uno dei messaggi che nelle ultime ore molti israeliani hanno riferito di aver ricevuto sui loro cellulari, apparentemente inviati dalle Guardie rivoluzionarie iraniane. Minacce dirette, diffuse mentre il conflitto con Teheran entra nel suo ventesimo giorno e continua a colpire civili su più fronti.
Nella notte tra mercoledì e giovedì un missile iraniano ha colpito il moshav (comunità agricola) Adanim, nel centro d’Israele, uccidendo Volanin Chaiyot, 33 anni, lavoratore thailandese arrivato nel Paese sei mesi fa. Altri 24 operai presenti nel cantiere si sono salvati rifugiandosi in tempo nella stanza protetta. «Lo vedevo ogni mattina sul trattore, era una persona tranquilla e riservata», ha raccontato a Maariv, Yoram Doktori, presidente del moshav. «I suoi amici sono sotto shock. Questa non è la loro guerra».
Sempre nelle stesse ore, un attacco iraniano ha colpito anche la Cisgiordania. A Beit Awa, nei pressi di Hebron, munizioni di una testata a grappolo hanno centrato un salone di bellezza, uccidendo quattro donne. Tra loro Aseel Masalma, 32 anni, morta oggi per le ferite riportate: era incinta al sesto mese. Le altre vittime sono Mais Razi Masalma, 17 anni; Sahra Razek Masalma, 50 anni; e Amal Matawa, 46 anni. «Questa guerra e i missili che arrivano dall’Iran colpiscono tutti», ha raccontato una residente del villaggio all’emittente israeliana Kan. «Molti non sono consapevoli delle misure di sicurezza e corrono verso il luogo dell’impatto». L’esplosione ha colpito una zona residenziale, danneggiando anche le abitazioni circostanti. «Ci stavamo preparando per l’Eid al-Fitr (la festa per la fine del Ramadan). Ora tutto è chiuso, l’atmosfera è cupa».
Intanto, a Tel Aviv, nella notte si sono riuniti i vertici militari con il gabinetto di sicurezza. Secondo quanto riferisce ynet, la guerra «continua secondo i piani» e sia l’esercito sia il Mossad stanno raggiungendo gli obiettivi fissati. Ma la valutazione condivisa è che il conflitto durerà ancora settimane. Nel corso della riunione il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha segnalato timori per l’aumento delle violenze di estremisti israeliani in Cisgiordania. «È impossibile che durante una guerra con molti fronti aperte le Forze di Difesa Israeliane siano costrette ad affrontare una minoranza che minaccia dall’interno il proprio Paese», ha affermato Zamir.
Sul fronte sud, il valico di Rafah tra la Striscia di Gaza e l’Egitto è stato riaperto per la prima volta dall’inizio della guerra con l’Iran, dopo la chiusura del 28 febbraio con l’avvio delle operazioni contro Teheran. Il passaggio è stato riattivato «in entrambe le direzioni», secondo i media egiziani. Israele parla di una decisione presa dopo una nuova valutazione, mantenendo comunque le necessarie restrizioni di sicurezza.
(Nell’immagine, un collega di Volanin Chaiyot mostra l’impatto del missile caduto ad Adanim)