LA POLEMICA – Emanuele Calò: La «tragedia di un popolo» e quella licenza di uccidere

Il 18 marzo 2026 su La 7, in un programma di Corrado Augias, è andato in onda un interessante servizio sul dirottamento dell’Achille Lauro, avvenuto nell’ottobre 1985, e sull’esito del processo penale cui furono sottoposti gli esecutori (il mandante Abu Abbas, fu lasciato fuggire anche per considerazioni politiche e di ordine pubblico). Sono andato a vedere. L’Unità del 12 luglio 1986 riporta questi passaggi: «Il Presidente della Corte difende con fermezza, anticipando quelli che saranno i capitoli più significativi delle motivazioni. Per quanto riguarda la banda armata, spiega, non c’è giurisprudenza; ma è certo che la legge italiana definisce “banda armata” un’organizzazione che si costituisce al fine di commettere delitti contro la personalità dello Stato italiano; In questo caso c’è sotto accusa il vertice politico-militare del Fronte per la liberazione della Palestina, una organizzazione costituita con l’obiettivo di rendere la Palestina ai palestinesi. Non “banda armata”, dunque, in lotta contro il nostro Stato; ma, questo sì secondo la Corte, gruppo armato che ha messo a segno un atto di pirateria con metodi terroristici; di qui l’applicazione, conforme alle richieste del pubblico ministero, della aggravante delle finalità di terrorismo. Quanto allo scampato ergastolo di Ai Molql, il Presidente della Corte sottolinea come la concessione delle attenuanti generiche sia stata tutt’altro che gratuita o casuale: “La legge — precisa — ci impone di considerare e mettere nel conto, insieme al fatti oggettivi, le condizioni soggettive dell’imputato; nel caso di Molql avevamo ben presenti tutti i reati commessi sulla Lauro, compresa l’efferatezza dell’omicidio Klinghoffer, ma la Corte ha ritenuto di sottrarsi alla spinta emotiva ed ha tenuto conto di una serie di elementi processualmente rilevanti: la piena confessione dell’imputato; la sua collaborazione con gli inquirenti, preziosissima per individuare organizzatori e mandanti; il suo passato, intessuto nella tragedia del popolo palestinese».
Vi era già allora una distinzione, evidenziata sul programma, fatta da un magistrato dell’epoca, fra delinquenza comune e delinquenza politica. Vi è chi, in questo programma, ha sostenuto che se ci fosse stata maggiore attenzione alla Palestina, non ci sarebbe stata violenza (vi è chi ci crede, ben per lui) e chi considera, invece, che se ci fosse stata fermezza nei riguardi del terrorismo, lo si sarebbe scoraggiato.
Noi, nella nostra pochezza, ascriviamo il tutto a: 1) il solito e volgare ‘non vogliamo rogne’ 2) una visione idealistica della causa palestinese che metabolizza l’atto eroico di gettare un vecchio ebreo in mare. È una Weltanschauung che non si dovrebbe metabolizzare. Se fossimo più seri nelle nostre analisi, dovremmo approfondire questi approcci, accantonando ogni tanto le convenienze spicciole.

Emanuele Calò