7 OTTOBRE – La terapeuta scrive a Ms. Mamdani: «Chieda scusa»

Negli ultimi due anni e mezzo la psicologa clinica Orli Peter si è occupata delle vittime delle violenze di Hamas del 7 ottobre 2023. Per aiutare i sopravvissuti ai massacri dei terroristi palestinesi a ricostruirsi una vita, ha fondato insieme ad alcuni colleghi la Israel Healing Initiative, con percorsi di cura basati sulle neuroscienze; conosce i loro traumi, la loro sofferenza e non può immaginare venga negata.
Per questo, quando è emerso che Rama Duwaji, moglie del sindaco di New York Zohran Mamdani, aveva sostenuto sui social contenuti che celebravano il 7 ottobre, la psicologa israeliana ha deciso di intervenire con una lettera aperta pubblicata sul Jewish Journal. Rivolgendosi a Duwaji, Peter scrive: «Lei ha pubblicamente messo “mi piace” a post che descrivevano l’attacco del 7 ottobre come “liberazione collettiva”» e «ha anche messo un cuore accanto a contenuti che sostenevano che le notizie sugli stupri di massa fossero una “bufala”».
«Io», prosegue Peter, «ho curato i sopravvissuti del 7 ottobre, aiutandoli a ricostruire lentamente vite distrutte e sistemi nervosi spezzati. Alcuni avevano pensieri suicidari. Altri riuscivano a malapena a parlare». Davanti a lei c’erano persone che «avevano assistito a stupri ed esecuzioni così brutali che i loro sistemi nervosi si erano semplicemente bloccati. Le parole avevano smesso di funzionare».
Secondo la psicologa, i sopravvissuti non hanno vissuto un episodio di guerra. «Sono sopravvissuti a un sadismo di massa e socialmente legittimato». Una violenza che, aggiunge, «non era un mezzo per un fine, ma era stata esercitata con una crudeltà fine a sé stessa».
Peter critica le narrazioni che tentano di reinterpretare i fatti: se l’omicidio può essere presentato come resistenza, «lo stupro no. Espone la crudeltà in modo troppo chiaro, e per questo si prova a negarlo». Un tentativo di distorsione che, osserva, si ritrova in chi in Occidente tende a giustificare o minimizzare la violenza di Hamas.
Le conseguenze di questa rimozione sono molteplici. «Rifiutarsi di affrontare il sadismo di massa del 7 ottobre mantiene i palestinesi intrappolati sotto lo stesso movimento violento che li terrorizza», spiega la psicologa, richiamando le responsabilità di Hamas anche nei confronti della propria popolazione.
Peter si rivolge poi direttamente alla «first lady di New York City», ricordando che «i gesti pubblici contano. Quando qualcuno in una posizione di influenza tratta un’atrocità come “liberazione”, il segnale va ben oltre un post sui social media». E conclude con un appello: «Le prove sono chiare. Ammetta di aver sbagliato e ritiri il suo sostegno a questa menzogna».
«Alcuni di noi trascorrono le proprie giornate aiutando i sopravvissuti a ricostruire le vite che Hamas ha distrutto», conclude Peter. «Il minimo che il resto del mondo può fare è smettere di edulcorare il sadismo di massa e dire la verità su ciò che è stato fatto alle vittime della crudeltà di Hamas».