ISRAELE – Escalation con Hezbollah, primo spiraglio diplomatico con l’Iran

Il Comando del Fronte Interno ha diramato l’ordine nel primo pomeriggio: restare in prossimità dei rifugi, limitare gli spostamenti, evitare assembramenti. Pochi minuti dopo, Kiryat Shmona è stata bersagliata da una pesante raffica di razzi lanciati dai terroristi di Hezbollah dal Libano meridionale. Le schegge di missili hanno centrato un autobus, ferendo gravemente al volto un uomo di cinquant’anni, trasportato d’urgenza all’ospedale Rambam; un anziano di 80 anni è rimasto ferito in modo lieve. In rapida successione, diversi attacchi hanno colpito la città, già duramente segnata negli ultimi due anni e mezzo di scontro con Hezbollah, mentre le sirene si susseguivano senza sosta lungo l’intera Galilea.
Lo scontro con il movimento terroristico sostenuto da Teheran si è intensificato negli ultimi giorni con attacchi ripetuti al nord d’Israele e allarmi continui per l’infiltrazione di droni. A questa minaccia hanno risposto le Idf, colpendo sistematicamente i ponti sul fiume Litani per interrompere le linee di rifornimento e i movimenti logistici del “Partito di Dio” verso il sud del Libano.
In parallelo, le operazioni israeliane stanno proseguendo sul fronte iraniano. Attacchi aerei hanno colpito obiettivi militari e infrastrutture a Teheran, confermando una campagna che resta attiva e coordinata su più livelli con Washington. In questo contesto, per la prima volta dall’inizio del conflitto, si affaccia una possibile apertura diplomatica. Il presidente Usa Donald Trump ha parlato di colloqui «molto buoni e produttivi» in via indiretta con Teheran, sostenendo che un’intesa potrebbe arrivare in pochi giorni e che Israele sarebbe «molto soddisfatto» di un eventuale accordo capace di garantire una «pace a lungo termine». Allo stesso tempo, ha ribadito che, in assenza di risultati entro cinque giorni, gli Stati Uniti sono pronti a colpire le infrastrutture energetiche del regime iraniano.
Ma mentre Washington apre a un possibile negoziato, da Teheran arrivano segnali opposti. Le Guardie Rivoluzionarie parlano apertamente di escalation e minacciano di colpire le centrali elettriche israeliane e gli impianti energetici che riforniscono le basi americane nella regione. «Se colpite l’elettricità, colpiremo l’elettricità», è la linea tracciata. Secondo fonti interne, riporta l’emittente Kan, la leadership iraniana avrebbe ormai adottato una linea dura, senza alcuna intenzione di ritirarsi dalla guerra, anche a costo di danni estesi a infrastrutture e popolazione civile.
A fare i conti con gli attacchi indiscriminati del regime iraniano sono state nel fine settimana le città del sud d’Israele Arad e Dimona: qui due missili balistici hanno colpito quartieri residenziali causando quasi 200 feriti, molti dei quali stavano correndo nei rifugi al momento dell’impatto.