LA RIFLESSIONE – Sarah Levi Sacerdotti: sì, no o Delrio?
Come è noto siamo stati chiamati a pronunciarci su un complicato referendum costituzionale. Non entro nel merito perché è materia assai complessa sviscerata dai sostenitori del No e del Sì. Con queste poche righe invece vorrei esprimere tutto il mio malessere di persona da sempre di sinistra.
Come si può non votare ancora con in mente il voto sul ddl contro l’antisemitismo? Certo, la riforma della giustizia non ha nulla a che vedere con il ddl Delrio, sono materie molto diverse.
Ma come posso fidarmi di chi non se l’è sentita di esprimere un voto deciso a favore di quel disegno di legge assimilando con una superficialità piuttosto esorbitante l’antisemitismo all’islamofobia?
Ecco, la mia difficoltà di oggi è una questione di fiducia. E poi c’è altro: c’è rabbia, perché la sinistra mi ha cacciata in questo gorgo così complesso da non poter più avere una visione politica al netto di ciò che la sinistra rappresenta per gli ebrei.
(Questo non significa avere fiducia nella destra, mi permetto però di parlare di chi sento vicino).
Questa è la parte chi mi ferisce di più.
Prima del 7 ottobre la riforma costituzionale stava in luogo suo e la si giudicava per quella che era o per quello che ognuno sentiva più affine alle proprie idee.
Questo referendum mi ha profondamente toccata per i retropensieri che un tempo sarebbero stati inappropriati. Ora invece sono un’unica matassa molto difficile da dipanare.
Sara Levi Sacerdotti