MEMORIA – Roma ricorda l’eccidio delle Fosse Ardeatine
Il ricordo delle 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine si è aperto anche quest’anno alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha deposto una corona all’ingresso delle cave in cui il 24 marzo del 1944 si consumò il massacro, rappresaglia nazifascista ai fatti di via Rasella del giorno precedente. Durante la cerimonia sono stati letti i nomi dei 335 assassinati e sono state recitate le preghiere del rito cattolico ed ebraico, la prima da parte di monsignor Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia, la seconda da parte del rabbino capo della città Riccardo Di Segni, affiancato dal rav Alberto Funaro. Accanto alle più alte cariche dello Stato erano tra gli altri presenti la neo presidente Ucei, Livia Ottolenghi, in una delle sue prime uscite pubbliche, e il presidente della Comunità ebraica romana Victor Fadlun. Una corona è stata in seguito deposta davanti al Tempio Maggiore, con la partecipazione di Ucei e Comunità ebraica.

Insieme al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, c’erano tra gli altri anche il vicesindaco Pierluigi Sanna, il vicepresidente vicario della Comunità, Alessandro Luzon, e l’assessore comunitario alla Memoria, Carola Funaro. Nel primo pomeriggio, in Piazza del Campidoglio, si è poi svolto l’evento “335 – Roma ricorda l’eccidio delle Fosse Ardeatine” con l’intervento del sindaco Roberto Gualtieri, dell’assessore comunale alla Cultura, Massimiliano Smeriglio, del presidente dell’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri, Francesco Albertelli, intervenuto anche alla mattina davanti a Mattarella, e dei presidenti Ottolenghi e Fadlun.

«Crediamo in una Memoria viva, capace di entrare nelle vite e nell’individualità», ha dichiarato il primo cittadino, ricordando come restino ancora da ricostruire le identità di sette delle 335 vittime. Gualtieri ha parlato della commemorazione delle Ardeatine come di un evento che esercita «una fortissima carica emotiva su tutti noi» e che ha resistito all’urto, nei decenni, di più di un revisionismo e tentativo di riscrittura della storia. E se Smeriglio ha aperto la sua riflessione dedicando un pensiero all’attivista Carla Di Veroli, scomparsa nel 2021, protagonista dentro e fuori il mondo ebraico dell’impegno di Memoria, Fadlun ha lanciato un allarme: «La Memoria attiva ha un valore nel richiamo alla responsabilità del presente, l’importante è che non diventi abitudine. Propaganda, discriminazione, violenza: non nasce tutto in un giorno». Fadlun si è soffermato sulle parole «che isolano gli ebrei e li spingono fuori dallo spazio pubblico: quel meccanismo lo conosciamo, lo riconosciamo, non lo accetteremo mai più».

Per Ottolenghi, che ha portato ai presenti il saluto delle 21 Comunità dell’ebraismo italiano, il ricordo del 24 marzo «è la rappresentazione di come una ferita possa tradursi in un’azione positiva per tutta la cittadinanza» e «la riaffermazione della propria identità senza avere paura di mostrarsi». Dopo i saluti delle autorità, lungo la Cordonata del Campidoglio è stato srotolato uno striscione con i nomi delle vittime e celebrativo di Roma Medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza.
a.s.