ROMA – Fondazione Museo Shoah e Yad Vashem firmano accordo di collaborazione
Nel giorno in cui a Roma si commemora l’eccidio delle Fosse Ardeatine, la Fondazione Museo della Shoah della capitale e lo Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme, hanno firmato un accordo di collaborazione per valorizzare le storie della Memoria romana e italiana. A siglarlo i rispettivi presidenti, Mario Venezia e Dani Dayan. D’ora in avanti, ogni documento d’archivio donato alla Fondazione entrerà a far parte dell’archivio del Memoriale israeliano.A partire dal materiale raccolto nell’ambito della campagna “Dalle case alla Storia” avviata alcuni mesi fa con l’obiettivo di recuperare documenti, lettere, diari e fotografie sulla persecuzione.
La firma dell’accordo, avvenuta martedì mattina nella sede della Fondazione alla Casina dei Vallati, è stata preceduta da un confronto sulle attività educative e di ricerca e da una visita alla mostra “La fine dei lager nazisti” allestita alla Casina dal gennaio del 2025, a cura di Marcello Pezzetti. Era presente il consigliere per gli Affari Pubblici dell’ambasciata d’Israele in Italia, Ophir Eden. Accanto al presidente Venezia c’erano lo storico Manuele Gianfrancesco e Marco Caviglia, responsabile della didattica della Fondazione. «L’iniziativa con Yad Vashem rafforza ulteriormente il valore e l’impatto delle donazioni», ha affermato Venezia, secondo il quale «la possibilità di rendere accessibile questo straordinario patrimonio storico-affettivo a un pubblico su scala mondiale restituisce alle famiglie donatrici il giusto riconoscimento e una visibilità commisurata all’importanza del loro gesto». Per Dayan, «ogni oggetto racconta una storia personale, pur facendo parte della storia più ampia della Shoah: attraverso questa collaborazione, tali storie saranno ora accessibili a tutto il mondo e alle generazioni future».
Dayan, Venezia e lo staff della Fondazione si sono confrontati sulla sfida della Memoria consapevole, in un momento di forti sollecitazioni e con il venir meno degli ultimi testimoni diretti della persecuzione. Alcune riflessioni si sono incentrate su potenzialità e limiti dell’uso della tecnologia. «Crediamo molto nell’autenticità e quindi al momento siamo cauti. Se abbiamo dei dubbi, preferiamo fermarci. Su questo punto ci collochiamo in un punto abbastanza conservativo dello spettro», ha chiarito Dayan. «Può essere che in futuro le cosa possano cambiare. Magari tra qualche anno avremo un approccio diverso, chi lo sa. Già ora allo Yad Vashem proponiamo degli spettacoli teatrali, qualcosa che un tempo sarebbe stato inimmaginabile». Lunedì Dayan ha avuto un incontro con papa Leone XIV in compagnia dell’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman. Il confronto oltretevere è stato presentato dall’ambasciata come una «importante e significativa occasione» per discutere della necessità di garantire la Memoria e arginare l’antisemitismo.
a.s.