ISRAELE – Nuriel Dovin, uccisa da attacco di Hezbollah mentre cercava riparo

«Era un fiore. Abbiamo il cuore spezzato»: il ricordo a Pagine Ebraiche

A nord di Israele, lungo la strada 90 nell’Alta Galilea, Nouriel Dovin aveva fatto tutto secondo le istruzioni. Quando sono risuonate le sirene, è scesa dall’auto e si è sdraiata in un fossato sul ciglio della strada, come indicato dal Comando del Fronte Interno. Pochi istanti dopo, un razzo lanciato dal Libano è esploso nelle vicinanze, all’altezza dell’incrocio di Machanayim. Dovin, 27 anni, è stata colpita a morte dalle schegge.
L’attacco rientrava in un pesante bombardamento rivendicato da Hezbollah verso l’Alta Galilea: circa trenta razzi lanciati nella serata di martedì. La maggior parte è caduta in aree aperte, alcuni sono stati intercettati dai sistemi di difesa. Uno ha colpito vicino alla carreggiata proprio mentre la giovane cercava riparo. Con lei c’era il fidanzato, Yedid Sabagui, rimasto ferito lievemente alla testa e trasferito in ospedale. I due avrebbero dovuto sposarsi tra sei mesi.
Dovin era originaria dell’insediamento di Bnei Yehuda, sulle Alture del Golan. Negli ultimi anni viveva a Margaliot, a poche centinaia di metri dal confine con il Libano. Laureata in scienze dell’educazione, stava completando il tirocinio in una scuola elementare del kibbutz Kfar Blum, nell’Alta Galilea e prestava servizio come combattente nella riserva. «Era una ragazza stupenda, un fiore», la ricorda a Pagine Ebraiche l’italo-israeliana Shoshi D’Angeli Kandanyan del kibbutz Kfar Haruv, nel sud del Golan. D’Angeli Kandanyan, insegnante in pensione, l’ha avuta come studentessa «intorno ai 13-14 anni: le insegnavo letteratura, storia, Bibbia; era una ragazza speciale, ho il cuore lacerato, oggi parteciperò al suo funerale». Nata a Genova da genitori con origini livornesi e veneziane, emigrata in Israele all’età di tre anni, trasferitasi nel Golan da Haifa, D’Angeli Kandanyan racconta di «una quotidianità stravolta con allarmi continui e bambini spaventati: tutti comunque si aiutano, siamo solidali». Il futuro la inquieta: «Non vedo una guerra che sta finendo, ma bambini che da tre anni vivono in un’atmosfera di un certo tipo e questo non fa loro del bene».
A Margaliot, Dovin viveva con il fidanzato, conosciuto dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023: lui era stato evacuato dalla sua casa nel nord e ospitato temporaneamente in un hotel vicino al Mar di Galilea, dove lei lavorava. «Nuri, così la chiamavamo, era una persona piena di vita. Amava ballare, ridere, cercava semplicemente di godersi ogni cosa e sapeva trovare significato in tutto» ha raccontato all’emittente Kan, l’amica d’infanzia Dana Nechmias. «Nessuno riesce ancora a comprendere la realtà assurda in cui ci siamo svegliati stamattina. È surreale parlare di Nuri al passato».
Il Consiglio regionale del Golan, dove era cresciuta, ha diffuso un messaggio di cordoglio: «In questo momento difficile la comunità abbraccia i suoi genitori, Yoram e Shoshana, i fratelli e il compagno Yedid».
Secondo il Magen David Adom, dall’inizio della guerra sono diciassette le persone uccise da attacchi missilistici. Nelle ore precedenti, Hezbollah aveva già lanciato altre salve verso il nord di Israele, senza causare vittime. Per tutta la giornata le sirene hanno continuato a risuonare nelle comunità della Galilea, tra corse verso i rifugi e soste improvvise lungo le strade.