ISRAELE – Stato d’emergenza prorogato, cresce allerta per attacchi a israeliani all’estero

Almeno fino al 14 aprile Israele resterà in stato di emergenza. Lo ha sancito la Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset approvando la proroga richiesta dal governo, mentre le sirene continuano a risuonare da nord a sud del Paese. In Galilea, i lanci di razzi di Hezbollah hanno attivato più volte i sistemi di difesa e causato il ferimento lieve di due persone, mentre nel centro e nel sud, fino a Eilat, sono stati i missili iraniani a far scattare gli allarmi.
In vista delle festività, cresce anche la preoccupazione per la sicurezza degli israeliani all’estero. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale ha segnalato un aumento concreto del rischio di attentati contro obiettivi ebraici e israeliani, soprattutto durante Pesach. Le indicazioni, riporta l’emittente Kan, sono chiare: evitare eventi pubblici non protetti, ridurre la presenza in luoghi identificabili, limitare la condivisione di informazioni personali e spostamenti sui social network. Un allarme che si inserisce in un contesto logistico già complicato, con i collegamenti aerei fortemente ridotti e l’aeroporto Ben Gurion ancora lontano dal tornare a pieno regime.
Sul piano diplomatico si muovono segnali ancora deboli. Secondo diverse fonti internazionali, gli Stati Uniti avrebbero presentato a Teheran un piano articolato in 15 punti per porre fine al conflitto, con una mediazione affidata al Pakistan. Il regime iraniano continua però a smentire qualsiasi negoziato in corso. Sul terreno, non emergono segnali di rallentamento delle operazioni. Lo stretto di Hormuz resta chiuso, con effetti immediati sulle rotte energetiche e sui mercati globali, mentre gli scambi di attacchi proseguono senza interruzioni.
Israele continua a colpire in profondità le infrastrutture militari iraniane e le postazioni di Hezbollah in Libano. Nelle ultime ore, attacchi aerei hanno preso di mira siti di produzione di armamenti e sistemi di difesa aerea in Iran, nel tentativo di ridurre la capacità offensiva di Teheran e dei suoi alleati. Una strategia che punta a erodere nel tempo la catena operativa del fronte avversario, sottolinea ynet.
In questo contesto si inserisce anche l’attacco, definito inusuale, riportato dal Wall Street Journal contro il porto iraniano di Bandar Anzali, sul Mar Caspio. Secondo il quotidiano, si tratterebbe del primo intervento israeliano in quell’area, lontana dagli obiettivi finora al centro delle operazioni delle Idf. La missione avrebbe colpito infrastrutture utilizzate per il trasferimento di armi tra Iran e Russia, tra cui navi, centri di comando e installazioni portuali. Un segnale di allargamento geografico della guerra e, al tempo stesso, un messaggio strategico che tocca anche Mosca, spiega ynet. Oltre ai danni militari, l’attacco ha coinvolto le catene di approvvigionamento civili in Iran: la stessa rotta viene utilizzata anche per il trasporto di beni essenziali come grano e petrolio.
La Russia ha condannato l’attacco e ha messo in guardia contro l’estensione dei combattimenti alla regione del Mar Caspio, definita un importante centro commerciale e logistico per il traffico civile. Secondo il WSJ, Teheran e Mosca cercheranno ora di deviare le attività di contrabbando verso rotte alternative.