ISRAELE – Portavoce Idf: «Capacità regime iraniano degradate. Noi pronti a combattere per settimane»
Al giorno 27 della guerra, Israele rivendica di aver colpito in profondità le capacità militari dell’Iran e di aver modificato in modo significativo l’equilibrio sul terreno. È quanto ha spiegato il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce internazionale delle Israel Defense Forces (Idf), intervenendo in un briefing con la stampa italiana organizzato dall’ambasciata di Israele in Italia, a cui ha partecipato Pagine Ebraiche.
«Abbiamo lanciato questa campagna con un obiettivo chiaro: degradare le capacità del regime iraniano e assicurarci che non rappresenti più una minaccia esistenziale per Israele», ha sottolineato Shoshani. Il riferimento è in particolare al programma missilistico e a quello nucleare. «L’Iran disponeva di 2.500 missili balistici a lungo raggio e stava lavorando per rendere i suoi siti nucleari sempre più protetti e difficili da colpire».
L’operazione è stata condotta insieme agli Stati Uniti. «È stata pianificata e coordinata in anticipo» con l’obiettivo di colpire le capacità del regime e proteggere anche gli interessi occidentali nella regione.
I primi giorni di guerra sono stati decisivi. In meno di 24 ore è stata aperta la strada fino a Teheran «con oltre 700 sortite. Da allora abbiamo neutralizzato oltre l’85% dei sistemi di difesa aerea iraniani e ottenuto superiorità nei cieli dell’Iran». Nelle fasi iniziali, ha aggiunto l’ufficiale delle Idf, sono stati eliminati decine di membri dell’alto comando del regime, a partire dalla Guida suprema Ali Khamenei.
Da allora la campagna è proseguita in modo sistematico. «Abbiamo effettuato oltre 8.500 attacchi contro più di 3.000 obiettivi», ha dichiarato Shoshani, elencando tra questi lanciatori di missili, infrastrutture militari, siti produttivi e centri di comando.
Dall’Iran in queste settimane sono stati lanciati oltre 400 missili balistici verso Israele. «Decine di questi erano munizioni a grappolo. L’uso di queste armi contro i civili è un crimine di guerra e una violazione del diritto internazionale. Vediamo questo tipo di arma impiegato quotidianamente. Sono ordigni che si aprono in cielo, a chilometri dal suolo, disperdendo tra 20 e 80 submunizioni. Possono uccidere un bambino, una persona anziana, chiunque si trovi nell’area colpita. E il pericolo non finisce con l’impatto: molte di queste submunizioni non esplodono subito e restano a terra, con il rischio che qualcuno vi si imbatta il giorno dopo».
Nonostante questo, secondo le Idf, l’efficacia iraniana sarebbe stata fortemente ridotta. «Abbiamo intercettato circa il 90% dei missili. E abbiamo neutralizzato oltre il 70% dei lanciatori, creando un collo di bottiglia che rallenta la loro capacità di fuoco». Un risultato ottenuto anche grazie alla superiorità aerea, che consente di individuare e colpire in tempo reale le unità pronte al lancio.
L’attenzione si è progressivamente spostata dagli elementi subito operativi alla capacità industriale del regime. «Ora stiamo colpendo la loro industria militare per produrre un effetto di lungo periodo. In questo momento non sono in grado di produrre nuovi missili durante la guerra».
Tra gli ultimi sviluppi, Shoshani ha segnalato l’uccisione del comandante della marina dei Pasdaran. «Aveva un ruolo centrale nel blocco dello Stretto di Hormuz», ha dichiarato, parlando di un attacco mirato dell’aviazione israeliana. Un’azione che si inserisce anche nella dimensione economica del conflitto. «L’Iran sta cercando di usare il mare per esercitare pressione», ha osservato, definendo queste attività una forma di «terrorismo economico».
Il conflitto si estende ben oltre i confini iraniani e si riflette nella rete di alleanze costruita da Teheran in tutta la regione. «Ovunque vediamo la presenza del regime iraniano, vediamo Paesi trascinati verso l’instabilità», ha osservato Shoshani, indicando nei proxy uno degli strumenti principali di questa strategia. Tra questi, Hezbollah resta l’attore più rilevante: «Combatte da 26 giorni per conto dell’Iran» e ha scelto, secondo il portavoce, «gli interessi del regime sopra quelli del popolo libanese».
Contro Hezbollah
Nel sud del Libano, le IDF stanno conducendo operazioni «limitate e mirate» con l’obiettivo di rafforzare la difesa del nord di Israele e allontanare la minaccia dal confine. «Abbiamo eliminato circa 700 terroristi di Hezbollah», ha dichiarato Shoshani, ricordando però anche il costo umano per Israele: «Abbiamo perso tre soldati». Il gruppo sciita, ha aggiunto, continua a colpire con intensità: «Ha lanciato oltre 2.500 tra razzi, droni e missili contro Israele, molti dei quali provenienti da sud del Litani». Proprio in quell’area, ha sottolineato, «sono presenti centinaia di terroristi di Hezbollah» e anche soldati israeliani sono stati colpiti da attacchi provenienti da lì, a dimostrazione di una presenza armata che viola gli impegni internazionali.
Sulle manovre nel sud del Paese, Shoshani ha escluso la creazione di una vera e propria zona di sicurezza, pur descrivendo un rafforzamento della presenza militare. «In questo momento siamo dispiegati più in ampiezza che in profondità», ha spiegato, con l’obiettivo di impedire infiltrazioni e proteggere i civili. Alcune azioni mirate, ha aggiunto, rispondono a esigenze operative precise: «Quando un’infrastruttura viene utilizzata per scopi militari, diventa un obiettivo legittimo». Resta però un punto fermo: «Hezbollah non può rimanere nel sud del Libano. Ci sono diversi modi per raggiungere questo obiettivo, negoziati o azione militare. Come esercito dobbiamo essere pronti a entrambe le opzioni».
Tra gli episodi più recenti, ha citato l’uccisione di una civile israeliana di 27 anni. «Due giorni fa Nouriel, che avrebbe dovuto sposarsi a settembre, è stata uccisa da un attacco di Hezbollah lanciato contro un’area civile nel nord di Israele. Questo è Hezbollah. Questo è il nemico che stiamo affrontando», ha affermato.
Il portavoce ha insistito sul fatto che il confronto non è con il Libano come Stato. «Non siamo in guerra con il popolo libanese», ha spiegato. «Siamo in guerra con un’organizzazione terroristica che mira deliberatamente ai civili». Allo stesso tempo, ha ribadito come la presenza di Hezbollah nel sud del Paese rappresenti una violazione degli accordi internazionali che ne vietavano il dispiegamento armato in quell’area.
Da parte israeliana, ha aggiunto, l’impegno è quello di ridurre al minimo i danni collaterali: «Forniamo avvisi preventivi e, in alcuni casi, rinunciamo all’effetto sorpresa pur di permettere ai civili di mettersi in sicurezza». Un approccio che, secondo Shoshani, si contrappone a quello di Hezbollah, accusato di operare da aree abitate, lanciare attacchi da contesti civili e usare la popolazione come scudo.
Guardando oltre il teatro immediato del conflitto, ha evidenziato la portata più ampia della minaccia. «Per colpire Israele bastano missili con una gittata da 1.500 chilometri», ha osservato. «Ma l’Iran sta sviluppando capacità fino a 4.000 chilometri». Durante questa fase di guerra, ha aggiunto, sono stati colpiti anche Paesi e asset non direttamente coinvolti. Nessun Paese può ritenersi automaticamente al sicuro, il messaggio di Shoshani.
Proprio su questo punto, rispondendo a una domanda di Pagine Ebraiche sui rapporti tra Mosca e Teheran — mentre il Financial Times riporta di un possibile supporto russo al regime iraniano con la fornitura di droni e assistenza militare — Shoshani ha mantenuto una linea prudente. «Vediamo l’Iran cercare di costruire diverse coalizioni. Ma non conosco alcuna decisione o alcun contesto di guerra tra Israele e Russia. Non siamo in guerra con Mosca. Siamo in guerra con l’Iran».
Infine, sulla durata della campagna, il portavoce ha evitato previsioni. «Siamo pronti a operare ancora per diverse settimane», ha dichiarato. «Ma una non posso dare un timeline precisa».
d.r.