PESACH – Dalla Persia a Gerusalemme, una Haggadah per sir Moses Montefiore
Nato a Livorno da una famiglia di origine anconetana, cresciuto e affermatosi a Londra, sir Moses Montefiore (1784-1885) è ritenuto il filantropo ebreo per eccellenza. Quasi ogni comunità ebraica che dovette difendersi a quel tempo da false accuse e calunnie, inclusa quella sempre di moda del sangue, serba un segno del suo passaggio e intervento. E se vanamente si batté alle nostre latitudini affinché il piccolo Edgardo Mortara forse restituito alla famiglia dopo il rapimento per mano della Chiesa Cattolica, miglior esito ebbe il suo impegno a favore delle comunità ebraiche perseguitate in Persia, per le quali ottenne garanzie dallo scià in persona.
Si riconnette a questa vicenda un toccante ritrovamento annunciato dalla Biblioteca Nazionale d’Israele (NLI) in un momento in cui la millenaria “dialettica” tra Israele e Persia conosce una delle fasi più sofferte ed è ormai alle porte Pesach, la Pasqua ebraica, festa della libertà del popolo d’Israele. Si tratta di una Haggadah, il testo che accompagna il rituale del Seder, con in calce una poesia dedicata da un anonimo ebreo persiano a sir Montefiore e a sua moglie Judith. Un modo per dire loro grazie. «La poesia è un bellissimo esempio di “melitzah”, un classico artificio letterario ebraico in cui frasi tratte dalla Bibbia, dalla letteratura rabbinica e dalla liturgia si intrecciano per creare una nuova espressione, in questo caso un omaggio alla coppia», ha affermato Chaim Neria, responsabile della sezione Judaica della NLI.
Il destino degli ebrei persiani fu caro a entrambi. «La scorsa notte non sono riuscito a dormire, perché ho pensato ai miei sfortunati fratelli che soffrono in Persia», si legge nel diario redatto da Montefiore in data 25 marzo 1865. Durante una successiva carestia, sottolinea la NLI, mobilitò gli ebrei europei per salvare gli ebrei persiani dalla fame e in quel periodo progettò pure di andare in loco, ma non gli fu possibile per alcuni problemi di salute; tuttavia, nel 1873, incontrò lo scià Naser al-Din Shah Qajar a Buckingham Palace «per sollecitare la sua protezione per i sudditi ebrei» e «la richiesta fu accolta con favore».
Neria ha anche osservato come quasi ogni elemento della poesia leghi la coppia «alla ricostruzione fisica e spirituale di Gerusalemme, che fu il fulcro dell’eredità dei Montefiore, compresa la costruzione di Mishkenot Sha’ananim, il primo quartiere moderno di Gerusalemme al di fuori delle mura della Città Vecchia».