SOCIETÀ – Asset e il dizionario minimo per uscire dal labirinto

Un confronto partecipato, attento e ricco di spunti quello promosso dall’Associazione Ex Allievi delle Scuole Ebraiche di Torino (Asset), organizzatrice dell’incontro online “Tutto è un complotto? Decifrare i labirinti della disinformazione” che ha coinvolto relatori e pubblico in una riflessione quanto mai attuale, in continuità con il percorso tracciato in questi anni attraverso vari incontri e dibattiti.
Al centro della serata il libro di Massimo Rostagno, Dizionario minimo dei complottismi (Armando Editore). Come ha sottolineato l’autore, il testo nasce con un’ispirazione profondamente civile: offrire un piccolo contributo alla salute della democrazia, oggi inquinata da narrazioni tossiche. Un intento che ha orientato il confronto, portando a interrogarsi non solo sulla diffusione delle fake news, ma sui meccanismi più profondi che rendono il complottismo così attrattivo.
Rostagno ha evidenziato come il complottismo non sia semplicemente un insieme di teorie infondate, ma una modalità di lettura della realtà che tende a semplificare la complessità, costruendo un disegno nascosto e coerente, spesso impermeabile a ogni confutazione. In questo senso, il complotto risponde a un bisogno, più che a un deficit di conoscenza, offrendo spiegazioni lineari in un contesto percepito come incerto e frammentato.
Su questa linea si è inserito l’intervento di Klaus Davi, che ha richiamato l’attenzione su uno degli elementi più ricorrenti nel linguaggio contemporaneo: il riferimento alle “élite”. Termini come “poteri forti” o “finanza globale”, ha osservato, funzionano oggi come categorie apparentemente neutre, ma capaci di attivare schemi profondi nell’immaginario collettivo. In un ecosistema mediatico dominato dalla velocità e dalla semplificazione, queste espressioni diventano scorciatoie interpretative efficaci, perché individuano un responsabile e rendono il racconto immediatamente condivisibile. Proprio per questo, ha sottolineato, il rischio non riguarda soltanto la disinformazione esplicita, ma anche la diffusione di codici narrativi che possono riprendere, talvolta in modo inconsapevole, schemi storicamente legati alla costruzione del nemico, tra cui quelli dell’antisemitismo.
Claudia Conte ha infine posto l’accento sulla dimensione culturale ed emotiva del fenomeno, sottolineando come il complottismo intercetti paure e bisogni identitari, offrendo narrazioni coerenti e rassicuranti in un mondo percepito come sempre più difficile da interpretare.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato al rapporto tra complottismo e antisemitismo. Il confronto ha evidenziato come alcune narrazioni contemporanee, pur evitando riferimenti espliciti, possano riprendere schemi antichi, rendendo ancora più complesso il riconoscimento di tali dinamiche.
La serata si è conclusa con numerosi interventi del pubblico, che ha posto domande articolate e mostrato grande interesse, confermando l’esigenza diffusa di comprendere e discutere questi temi. Un’esigenza che Asset continua a intercettare e accompagnare, offrendo occasioni di approfondimento e dialogo che contribuiscono a rafforzare la consapevolezza e la responsabilità civile.

Tiziana Allegra