SPORT – Eran Zahavi lascia il suo grande amore ed entra in un’antologia del calcio

Dopo 704 partite tra i professionisti e ben 400 reti, Eran Zahavi ha appeso gli scarpini al chiodo. Il più prolifico giocatore della storia del calcio israeliano ha annunciato il ritiro a gennaio e chiuso una ventennale carriera iniziata nel 2006 nell’Hapoel Tel Aviv e passata anche dal nostro campionato. Fu Maurizio Zamparini, storico presidente del Palermo, a volerlo nella squadra siciliana nell’estate del 2011, sperando con lui di colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Javier Pastore. Non andò come auspicato e dopo un anno e mezzo, ventisei partite e appena due reti, le strade di Zahavi e del Palermo si separarono.
«Grazie pallone da calcio, mio primo e più grande amore», ha scritto l’ormai ex calciatore in un messaggio diffuso via social nel primo giorno del nuovo anno civile. «Ci separiamo oggi sul campo, ma sicuramente non per sempre. Ti sarò sempre grato per quello che sono». Settantaquattro presenze e 35 goal in nazionale, Zahavi è stato celebrato dalla stampa israeliana come un bomber di respiro internazionale. Perché è stato sì capocannoniere in patria con il Maccabi Tel Aviv, addirittura segnando 35 goal nella stagione 2015-2016, ma si è poi ripetuto in Cina con il Guangzhou (103 goal in 117 partite tra campionato e coppe) ed è andato due volte in doppia cifra anche in Olanda. Con il Psv Eindhoven ha firmato il goal numero 5mila nella storia del club in Eredivisie, la massima serie professionistica del campionato olandese, togliendosi tra le altre la soddisfazione di segnare una doppietta all’Ajax. Resta forse quell’unico rimpianto italiano. Zahavi arrivò in Serie A con la nomea di “Cassano di Israele”, forte anche di cinque reti segnate in Champions League con l’Hapoel. Non è entrato negli annali della Serie A, ma può consolarsi per essere entrato perlomeno nel titolo di un libro antologico, Da Adriano a Zahavi. Bidoni, chimere e meteore della Serie A, curato da Alessio Dimartino per Giulio Perrone Editore.
Il volume si sofferma su alcuni giocatori che ci si aspettava potessero fare di più. «Dall’Adriano romano, imperatore in pensione, all’Eran Zahavi palermitano, fantasista poco fantasioso, passando per De la Peña e Mendieta, faraonici quanto scriteriati acquisti della Lazio di Cragnotti, per Kutuzov, che forse faceva meglio a tenere la pesante imbottitura da portiere di hockey su ghiaccio, fino ad arrivare a Hakan Şükür, più temibile come commentatore politico che vestito da attaccante in area di rigore…». Tutto sommato Zahavi ne esce bene. «Bidone o meteora del calcio nostrano?», si chiede Vito Discrede, tifoso palermitano, nel capitoletto che chiude il libro. «Avendolo visto giocare dal vivo restano impresse ancora, a distanza di anni, la sua eleganza calcistica e la tecnica di base. Optiamo per il corpo celeste calcistico, passato qui così velocemente da carpirne appena la bellezza».

a.s.