ISRAELE – Via libera al Bilancio record tra sirene e scontro politico

In una seduta notturna tenuta in una sala bunker – più volte interrotta dalle sirene di allerta a causa degli attacchi iraniani – il Parlamento israeliano ha approvato in via definitiva la Legge di Bilancio per il 2026 con 62 voti favorevoli e 55 contrari. La manovra complessiva, da circa 850 miliardi di shekel (circa 214 miliardi di euro), è la più grande nella storia dello Stato di Israele e garantisce la sopravvivenza del governo guidato da Benjamin Netanyahu: in base alla legge se il bilancio non fosse stato approvato entro la scadenza del 31 marzo, la Knesset si sarebbe automaticamente sciolta, aprendo la strada a elezioni anticipate e alla caduta dell’esecutivo. Ora la legislatura dovrebbe arrivare a scadenza naturale, prevista per la fine di ottobre 2026.
La coalizione ha celebrato il via libera come una prova di stabilità in tempo di guerra; l’opposizione denuncia un bilancio costruito su favori politici e risorse sottratte ai cittadini.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha difeso la manovra, definendola «un bilancio che si prende cura di tutti e combatte il costo della vita» e il cui «cuore» è la spesa militare: «Questo bilancio permette allo Stato di vincere». La voce più rilevante è quella della Difesa, portata a circa 143 miliardi di shekel – con un aumento di oltre 30 miliardi rispetto all’anno precedente – in risposta alla guerra in corso con l’Iran. Per finanziare le spese belliche, il governo ha applicato un taglio generalizzato del 3% a tutti i ministeri.

Lo sblocco dei fondi per le istituzioni haredi
Pochi istanti prima del voto finale, i parlamentari della coalizione hanno introdotto inaspettatamente proprie riserve al bilancio – una procedura tradizionalmente riservata all’opposizione per contestare le leggi – per sbloccare circa 790 milioni di shekel destinati a yeshiva e istituzioni haredi, riporta la testata economica Globes. I fondi erano stati congelati su indicazione della procuratrice generale Gali Baharav-Miara, che ne aveva vietato l’utilizzo in ragione della disputa sulla coscrizione militare degli studenti haredi e di una sentenza della Corte suprema israeliana.
La mossa della maggioranza era stata pianificata in segreto per oltre una settimana, scrive Globes, con l’obiettivo di cogliere l’opposizione impreparata: nel primo voto sulle riserve, diversi parlamentari della minoranza hanno votato a favore per errore, prima che alcuni colleghi li allertassero. Il provvedimento è passato con 107 voti contro 4.

Le opposizioni in rivolta
Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha accusato la coalizione di saccheggiare le casse pubbliche «mentre i cittadini israeliani sono nei rifugi». Il suo partito, Yesh Atid, ha annunciato che valuterà un ricorso alla Corte Suprema. L’ex primo ministro Naftali Bennett ha attaccato la maggioranza: «Durante la guerra, il governo Netanyahu e i partiti religiosi infliggono duri colpi ai cittadini che lavorano e prestano servizio: tagliano quasi mezzo miliardo di shekel dall’istruzione dei nostri figli e applicano riduzioni generalizzate a sanità, trasporti e riabilitazione nel Negev».
A evidenziare le criticità del bilancio è l’analisi di Gad Lior su ynet. In sostanza, spiega, il tetto di spesa fissato sulla carta difficilmente sarà rispettato: la spesa reale nel 2026 sarà più alta e sono già attese nuove richieste per almeno 15 miliardi di shekel, anche per coprire i costi crescenti legati ai militari feriti.

Il taglio delle previsioni di crescita
A pesare è anche il debito, con interessi previsti per oltre 150 miliardi di shekel, segno dell’impatto economico della guerra con Iran e Hezbollah. Per questo, l’obiettivo di deficit al 4,9% appare fragile. «È probabile che il bilancio venga superato, come negli ultimi anni», osserva Lior. In altre parole, il problema non è solo approvare il bilancio, ma riuscire davvero a rispettarlo: tra spese militari in aumento, crescita in rallentamento e pressioni sociali, i conti pubblici saranno presto messi alla prova, avverte Lior.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge il taglio delle previsioni di crescita: il ministero delle Finanze ha rivisto al ribasso le stime per il 2026, ipotizzando ora un’espansione tra il 3,3% e il 3,8% a seconda della durata del conflitto con Iran e Libano, rispetto al 4,8% previsto in precedenza. Una crescita più debole implica entrate fiscali più basse e, quindi, un deficit potenzialmente più alto.