LIVORNO – La terrena scomparsa di due memorie storiche

Nello Shabbath Hagadol appena trascorso, due memorie storiche della Comunità ebraica livornese sono terrenamente mancate, l’una a poche ore dall’altra.

Gabriele Bedarida è stato una colonna portante della cultura ebraica livornese, per molti anni segretario della Comunità ma, ancor di più, un riferimento per la storia e le tradizioni dell’ebraismo livornese.
A lui si devono molti interventi, conferenze e pubblicazioni, sulla scia del padre Guido (pseudonimo Eliezer Ben David) autore di numerosi sonetti in bagitto, del quale ha preservato e diffuso l’opera.
Uomo di profonda cultura, mai ostentata, ha dedicato molto del suo tempo alla Comunità, interpretando incarichi e funzioni con cortesia, saggezza ed eleganza unitamente a fine ironia che non poteva mancare in un livornese da generazioni. L’eredità delle sue riflessioni, dei suoi approfondimenti e dei suoi insegnamenti sarà alla base di un Limud previsto dopo Pesach.

Gina (Ginetta) Belforte, della storica famiglia che assai ha contribuito alla gloriosa storia dell’editoria ebraica livornese, era assidua frequentatrice delle attività comunitarie, benvoluta da tutti per la sua simpatia ed affabilità. È stata anche attiva nella locale sezione Adei-Wizo.

Alle famiglie e a quanti li hanno conosciuti, attingendo proprio alla storia dell’ebraismo livornese del quale sono stati interpreti, le consolatorie parole che rav Samuele Colombo scrisse nel definire la morte secondo l’ebraismo: «La morte, per l’ebraismo, è un sonno e un riposo, un’ascensione dell’anima in regione superiore, è un’accoglienza che Iddio fa alla creatura mortale, è un riunirsi d’essa creatura ai propri parenti, anche se morti e seppelliti in paesi diversi e lontani, è un tornare al Cielo, è un legarsi sempre più al vincolo naturale della vita».


Gadi Polacco