LA RIFLESSIONE – Renzo Ventura: Dalle notizie false a quelle tragiche

Mentre a Teheran un orologio in piazza Palestina segna quanto manca alla distruzione finale di Israele, in un’altra piazza di Gerusalemme una webcam inquadra il Muro del Pianto e trasmette immagini di un luogo completamente vuoto di fedeli; l’unico rumore che si percepisce è quello delle sirene che avvertono dell’arrivo di un missile nella zona. Anche sui luoghi santi infatti i nemici hanno sparato missili e uno in particolare, pur intercettato, ha perso grandi pezzi sul tetto vicino al Santo Sepolcro. Atmosfera irreale, silenzio assoluto.

Nell’ambito delle disposizioni di guerra si disciplinano le condotte dei civili: le regole valgono per tutti e sono state accettate da tutte le confessioni religiose, senza problemi. Il piazzale vuoto al Muro del Pianto certifica l’esecuzione dell’ordinanza della sicurezza. A rompere il silenzio ecco però una notizia che ha fatto in breve il giro del mondo. La notizia è secca: la polizia di Israele impedisce al Patriarca di Gerusalemme di entrare al Santo Sepolcro ed officiare i riti della Domenica delle palme, mai successo.

Orbene non appare pensabile che un cardinale, Patriarca latino di Gerusalemme, abbia bisogno di soffermarsi sulla webcam per capire quale è la situazione in Città Vecchia, che è a pochi metri dalla sua residenza, anche perché il nostro cardinale conosce a memoria i luoghi, abitando in città ormai da tanti anni e ancor più conosce la lingua ebraica e la storia. Inoltre, in quanto rappresentante di alto rango di una confessione religiosa, era stato messo al corrente con anticipo della disciplina transitoria che incide sui luoghi santi permanendo la situazione di estremo pericolo.

Certo che resta difficile – tra una corsa a un rifugio, un missile e un sonno mancato – avere una visione corretta di ciò che sta accadendo; ma ciò che ci riporta alla realtà è l’accesso alle informazioni attraverso i mezzi di comunicazione. Oggi il tema è: polizia e cardinali, cattivi e buoni. Dire e scrivere che la polizia israeliana impedisce, per la prima volta nei secoli, ai cristiani di esercitare il proprio culto senza altro aggiungere, non fa bene alla pace ma fa tanto notizia. E chissà se questo modo di far notizia non vada comunque ad incidere con un contributo alla crescita di un certo antisemitismo.  Anche perché ogni notizia ne copre un’altra: ad esempio i grandi missili, che notte e giorno ci mandano dall’Iran, “regalano”, nel silenzio dei più, fior di bombe a grappolo che si frantumano in tanti esplosivi più piccoli. Con destinazione solo per i civili. Però queste notizie non vanno per la maggiore, non tirano più.

Ricordiamoci che solo pochi giorni fa un residuo di missile iraniano è caduto sul tetto del Santo Sepolcro, e se questo caro “pensierino” dei nostri nemici avesse fatto fuori qualcuno, di che parleremo ora con il cardinale? Il fatto di questa domenica ha dato spunto ancora una volta a un susseguirsi di pensieri, domande e considerazioni che affrontano sempre un certo modo di fare giornalismo.

Infatti quando uno guarda la televisione italiana non c’è volta che non si ripeta la stessa scaletta, e non passa giorno che non si parli di genocidio, di bambini, di attacchi, di distruzione su ogni fronte, da Gaza a Hezbollah. Ma sempre è omesso il dato storico che si riferisce all’inizio del confronto e alla causa. Si riporta che Israele è entrato in Libano, non che sono decenni che dal Libano piovono missili e che Hezbollah, nel quadro dell’accordo per Gaza, doveva deporre le armi e non lo ha fatto. Orbene Israele, con la chiusura al pubblico dei luoghi santi, ha inteso certamente tutelare anche lui, il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale con la kefiah, la cui vita vale quanto quella di ogni essere umano.

Certo oggi il nostro episodio, ormai definito malinteso, è stato messo in archivio con un po’ di elasticità, i dovuti chiarimenti e la diplomazia. Resta peraltro il fatto oggettivo, un’immagine brutta dell’esercito di Israele, degli ebrei nella accezione errata ma comune del termine, che chiude le strade al Patriarca cristiano, per la prima volta nei secoli, nella terra dove Gesù è vissuto. E da avvocato sarei curioso di sapere come e da chi è uscita la notizia. Nel frattempo questa, anche se non fosse proprio vera, va ancora in prima pagina, visti i luoghi e i protagonisti coinvolti nell’episodio. Ma non c’è mai tempo per riflettere: la Knesset ha appena approvato l’introduzione nell’ordinamento giudiziario israeliano della pena di morte per i terroristi. Non ci facciamo mancare mai nulla…

Renzo Ventura, Gerusalemme