ROMA – Dalle Fosse Ardeatine a oggi: «Memoria è futuro»

A 82 anni dai fatti, la memoria dell’eccidio delle Fosse Ardeatine resta oggetto di falsificazioni e distorsioni storiche. Problema concreto e al tempo stesso emblema di un pericolo su larga scala spesso amplificato da un uso spregiudicato o non consapevole dei social e dell’intelligenza artificiale. Se ne è parlato nel corso della tavola rotonda “Memorie rovesciate. Distorsioni e falsificazioni dalle Fosse Ardeatine a oggi” organizzata a Roma, a Palazzo Valentini, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dall’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri (Anfim). Tra i relatori gli storici Umberto Gentiloni, Lutz Klinkhammer e Alessandro Portelli e la ricercatrice del Cnr, Stefania Manca, moderati dall’assessore alla Memoria dell’Ucei, Ruben Della Rocca.


L’incontro aveva il patrocinio di Roma capitale si è svolto in un sala dedicata a David Sassoli, l’ex presidente del Parlamento europeo scomparso nel 2022 e molto vicino al mondo ebraico. «Figure come la sua sarebbero indispensabili nell’affrontare quello che stiamo vivendo da qualche anno. Il suo garbo e il suo modo di rispettare il prossimo hanno lasciato un segno, ci manca terribilmente», ha affermato in apertura di serata Della Rocca. A seguire la presidente Ucei, Livia Ottolenghi, presente una settimana fa alla commemorazione dell’eccidio, ha condiviso con il pubblico l’emozione di aver preso parte ad alcuni momenti di “memoria viva”, dalla cerimonia della mattina insieme al Capo dello Stato a un successivo evento in piazza del Campidoglio. Ottolenghi ha poi enfatizzato l’importanza di organizzare «un momento di riflessione» su quella vicenda, il suo racconto e la sua percezione. Francesco Albertelli, il presidente dell’Anfim, ha quindi testimoniato con alcune esperienze recenti in prima persona la diffusione del problema in ambienti anche insospettabili. «A queste mistificazioni rispondiamo con la volontà di andare oltre la rabbia e oltre l’odio», ha dichiarato. Per poi aggiungere: «Le mistificazioni si contrastano con la storia e con l’informazione corretta. La memoria condivisa è un ossimoro». È intervenuto tra gli altri anche Mario Venezia, il presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, sottolineando il valore di una collaborazione ampia «perché ci dà molta più forza davanti a questi temi molto difficili e messi in discussione ogni giorno». Una speranza condivisa da Della Rocca: «Dobbiamo fare sinergia e lavorare con i giovani, questo è il nostro impegno. Perché memoria è futuro».