PESACH – Auguri e speranze, tra guerra in Medio Oriente e risorgente antisemitismo
Da Israele alla Diaspora, la situazione in Medio Oriente e il crescente antisemitismo sono inevitabilmente “protagonisti” nei messaggi di augurio per la festa di Pesach. «In occasione della ricorrenza di Pesach che rappresenta la conquista della libertà per il popolo ebraico, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ribadisce convintamente che l’ebraismo italiano si schiera a favore della vita e di tutti i valori ebraici che rappresenta», sottolinea la presidente Ucei, Livia Ottolenghi.
«Speravamo che, al momento dell’invio di questi auguri di Pesach, la guerra con l’Iran fosse terminata. Purtroppo, è ancora in corso e non è chiaro quando giungerà a una conclusione», scrive in una nota il World Jewish Congress (Wjc), sottolineando come «i nostri pensieri e le nostre preghiere siano rivolti ai nostri fratelli e sorelle in Israele, le cui vite quotidiane continuano a essere sconvolte dalla costante minaccia».
«Mentre gli ebrei si preparano a Pesach, mi ritrovo a pensare meno al rituale e più alla responsabilità che esso comporta», scrive sul sito di Euronews il rabbino Menachem Mendel Chitrik, fondatore e leader della Alliance of Rabbis in Islamic States. «Se hai lasciato personalmente l’Egitto, se sai cosa significa essere lo straniero, il perseguitato, lo sfollato, e allora Pesach non ti offre solo una storia sulla tua sofferenza ma ti conferisce una responsabilità verso la sofferenza altrui». Eppure, osserva Chitrik, «la regione sembra tutt’altro che plasmata da questa responsabilità: oggi la presenza ebraica in Egitto è quasi scomparsa e una comunità che un tempo contava decine di migliaia di persone è ora ridotta a pochi individui, una decina al Cairo e forse una ventina ad Alessandria».
«La lezione di Pesach per i nostri tempi? Rimanere saldi nella fede, ma sostenuti dal coraggio», scrive il rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth Ephraim Mirvis sul Jewish Chronicle. La riflessione è segnata dai recenti fatti che hanno scosso l’ebraismo britannico, con il rogo appiccato a Londra contro quattro ambulanze di un’organizzazione ebraica di volontariato al servizio di tutta la città. In un videomessaggio, il rav spiega come dopo «quell’orribile atto incendiario» in poche ore la comunità ebraica abbia fatto quadrato e si sia subito impegnata per raccogliere nuovi fondi per nuove ambulanze. «Questa è la nostra risposta ebraica».
La romana Ariela Di Gioacchino, presidente da gennaio della World Union of Jewish Students (Wujs), scrive sul Times of Israel che «per la prima volta dal 7 ottobre 2023, questo non sarà soltanto un altro Pesach ma un Pesach diverso, un Pesach in cui, mentre Israele lotta ancora per dormire sonni tranquilli, lo fa in modo differente: dalle tasche delle mie borse e dalle pagine dei miei appunti emergono foto di ex ostaggi, spille gialle, fogli di preghiere piegati, infilati in Haggadot e Siddurim. Non mi ero mai resa conto di quanti ne avessi. L’unica cosa che non vedo è la traccia delle lacrime, quelle restano nel cuore, e nessun panno o sapone potrà mai cancellarle». E così, prosegue Di Gioacchino, «sulla scrivania della mia piccola stanza a Roma comincia ad accumularsi una piccola montagna di ricordi di uno dei periodi più bui della storia moderna del popolo ebraico: come ogni altra cosa, anche questi devono essere messi in ordine»