SOCIETÀ – Gli ebrei, popolo indigeno d’Israele

La questione dell’indigenità ebraica nella terra di Israele può essere compresa solo attraverso un’analisi storica, archeologica e culturale che travalica percezioni politiche contingenti. Ryan Bellerose – métis dell’insediamento Paddle Prairie Metis di Alberta, in Canada – scrive su TabletMag di come l’antropologo José Martínez Cobo abbia elaborato uno standard Onu per definire i popoli indigeni: essi si caratterizzano per continuità storica con società pre-coloniali sul territorio, riconoscimento di sé come gruppo distinto e ancora determinazione a preservare e trasmettere territori ed identità etnica secondo modelli culturali propri. Questi criteri, pur soggetti ad alcune modifiche successive, forniscono un quadro chiaro: un popolo può definirsi indigeno se ha radici culturali, linguistiche e spirituali legate a un territorio ancestrale, e non vi è esclusione dall’indigenità per aver raggiunto l’autodeterminazione, condizione in realtà prevista per tutti i popoli. La negazione del carattere indigeno degli ebrei appare spesso legata a interpretazioni strumentali di tali criteri, come l’affermazione secondo cui solo i gruppi “non dominanti” possano essere indigeni, generando una contraddizione logica: l’obiettivo di ogni popolo indigeno è infatti arrivare all’autodeterminazione, e impedire il riconoscimento indigeno in tale fase equivale a una negazione della realtà storica.

L’evidenza archeologica, genealogica e storica conferma la continuità ebraica nella regione, supportata da cultura, spiritualità, lingua e legami ancestrali. Il mito secondo cui gli ebrei sarebbero discendenti di colonizzatori europei non regge: studi genetici mostrano che circa l’80 percento dei maschi e il 50 percento delle femmine discende dal Medio Oriente, e i primi ashkenaziti erano anche di origine mediorientale. La narrazione secondo cui la cultura ebraica si sarebbe formata altrove, come ad esempio in Ur, trascura il fatto che la genesi culturale e spirituale del popolo ebraico si è compiuta in particolare in Giudea e Samaria; la Torah, le mitzvot, i patriarchi e i luoghi sacri testimoniano la centralità della terra di Israele nella formazione e nella pratica ebraica. Contro l’argomento che gli ebrei deriverebbero dai Cananei, le ricerche archeologiche indicano che essi non furono distrutti ma assorbiti dagli Israeliti.

Anche la disputa su Gerusalemme trova come fonti la frequenza delle citazioni bibliche contrapposta all’assenza di menzioni nel Corano, sottolineando un legame storico e culturale consolidato. In sintesi, la condizione indigeno-ebraica si fonda su evidenze storiche, culturali, linguistiche e spirituali che delineano una continuità e una presenza ininterrotta nella terra di Israele, confermando che gli ebrei non sono un popolo insediatosi di recente, ma una popolazione autoctona con radici e identità profonde. La consapevolezza di questa continuità è essenziale per contrastare narrazioni fuorvianti e per affermare una comprensione accurata del legame tra popolo e territorio che supera le attuali contese politiche e riconduce a una realtà storica verificabile secondo criteri antropologici e archeologici riconosciuti a livello internazionale. Un approccio che consente di evitare le semplificazioni ideologiche.

(Vista del sito di Qumran, in Israele, dove furono scoperti i Rotoli del Mar Morto)