ISRAELE – Pena di morte ai terroristi, nuovo ricorso alla Corte Suprema

La nuova legge sulla pena di morte per i terroristi palestinesi resta argomento di scontro e dibattito nella società israeliana. Nella giornata di lunedì il deputato Gilad Kariv del partito I Democratici, l’Istituto Zulat per l’Uguaglianza e i Diritti Umani e l’organizzazione Rabbis for Human Rights hanno presentato un ricorso urgente alla Corte Suprema, chiedendo che la legge venga annullata in toto e, separatamente, di dichiarare che essa non ha validità legale in Cisgiordania. Come riporta la stampa israeliana, si tratta della terza istanza contraria rivolta all’attenzione del massimo organo giudiziario del paese. A detta dei promotori, la legge approvata dalla Knesset una settimana fa infliggerebbe «una grave violazione dei diritti alla vita, alla dignità, all’uguaglianza e al giusto processo». Si sostiene inoltre che la Knesset non avrebbe l’autorità per imporre un simile quadro normativo in Cisgiordania, dove, a detta dei firmatari, «il regime giuridico vigente non è il diritto israeliano ordinario, bensì il diritto internazionale in materia di occupazione bellica». Kariv ha definito la legge «antidemocratica e contraria ai valori ebraici» e motivo di aggravamento della percezione internazionale del paese. Come noto è molto diversa la valutazione del ministro della Sicurezza Nazionale d’Israele, Itamar Ben Gvir, leader del partito estremista Otzma Yehudit. Dopo il sì del Parlamento di Gerusalemme con 62 voti a favore e 48 contrari, Ben Gvir aveva dichiarato che «una società che valorizza la vita deve possedere il coraggio morale di infliggere la pena capitale a coloro che ne cercano la distruzione».