LA DOMANDA – Livio Sirovich: Fame a Gaza, qualcosa da correggere? 

Può darsi che qualche lettore sia interessato a sapere come sia finita la vicenda della denuncia di due famosi pediatri sul “genocidio a Gaza e in Cisgiordania” – anche mediante l’uccisione di bambini per fame – che segnalai qui lo scorso 18 novembre. 

Ricapitolando: sull’interessante rivista Medico e Bambino, fondata da pediatri di uno dei centri di eccellenza della pediatria italiana (il Burlo Garofolo di Trieste), era uscito «a nome dei pediatri italiani» (ndr) un articolo di taglio scientifico corredato dalla foto di un bambino di Gaza gravemente deperito per “malnutrition” (la foto era introdotta dal commento «evidenze inoppugnabili che parlano da sole»). Per dire la mia delusione: chi scrive è un estimatore di quell’ospedale, era molto amico del fondatore della rivista e conosce personalmente i tre medici di cui si sta parlando. 

La premessa è che – andando a mio parere ben oltre le proprie competenze professionali – due associazioni internazionali di pediatri avevano appena ritenuto necessario ergersi a storici e a giudici (scavalcando lo stesso tribunale dell’Aia, principale organo giudiziario delle Nazioni Unite) sentenziando «che le azioni israeliane a Gaza soddisfano la definizione di “genocidio” delle Nazioni Unite». (Viceversa, il tribunale dell’Aia non si è ancora espresso sulla richiesta del Sudafrica di condannare lo stato di Israele per genocidio a Gaza). 

Verrebbe da chiedersi: cosa avrebbero concluso questi pediatri se si fossero trovati nella Berlino rasa al suolo dai bombardamenti nei primi mesi del ’45? Che gli Alleati stavano realizzando il genocidio dei tedeschi?

Insomma, su Medico e Bambino, i due pediatri riprendevano, sostenendola, l’impropria presa di posizione delle due associazioni e la commentavano spiegando autorevolmente che fra i bambini di Gaza vi erano «livelli elevati di decessi legati alla malnutrizione».

Da parte mia, nel pezzo ospitato da Pagine Ebraiche lamentavo: 1) che un editoriale di Medico e Bambino, a firma di un pediatra e docente, avesse assimilato il governo di Israele a quello nazista, e 2) che come caso clinico probante delle morti per inedia, gli altri due pediatri avessero scelto una foto proveniente non da una fonte scientifica accreditata, ma da una multinazionale commerciale (gettyimages.com), foto accompagnata dalla dicitura “malnutrition” uscita dalla penna di un semplice fotografo (di Gaza). 

All’epoca, Hamas faceva circolare varie immagini di poveri bambini affetti da malattie oncologiche, genetiche etc., fatti passare per vittime di fame come ad Auschwitz. E, guarda caso, il bambino dell’articolo dei due pediatri era lo stesso – ma questa volta ripreso di faccia, senza alcun rispetto (la mascheratura l’abbiamo aggiunta noi; ndr) – esposto il 30 luglio dai parlamentari Bonelli e Fratoianni in una gigantografia appesa alla facciata di Montecitorio («denutrito, ai limiti della sopravvivenza, come i tanti condannati alla guerra nei territori palestinesi bombardati da Israele», spiegava il Corriere della Sera). Con Israele si sprecano le accuse più brucianti, e presso di noi profani una foto avallata da due famosi pediatri diventa prova irrefutabile. Ovvio. 

Di fronte alla mia protesta per la equiparazione Israele-nazisti il suo autore non ha proferito parola. Viceversa, informato da chi scrive della propria lettera a Pagine Ebraiche, uno dei due autori dell’articolo con foto “inoppugnabile” mi ha scritto il 13, 14 e 15 novembre ammettendo che «non giovano (a buona fede riconosciuta) a chi le usa informazioni e immagini non corrette» e aggiungendo che avrebbero verificato. Ma – anche se si fosse dimostrato che erano state usate notizie e foto non veritiere – secondo il pediatra non sarebbe cambiato nulla, visto «quello che succede e succederà» e il disastro che gli stessi israeliani si sono provocati. A questo punto, il mio interlocutore cercava il mio consenso sulla sua puntualizzazione che Hamas è un prodotto di Netanyahu, così come i talebani dell’intelligence USA. «Della foto non so nulla» – concludeva – commentando che poteva forse essere stata scelta dalla redazione o dal suo coautore. Per la verità egli non sapeva nemmeno perché questi lo avesse cooptato tra gli autori, molto probabilmente perché l’appello delle due associazioni internazionali di pediatri gliel’aveva fatto avere lui.

Torniamo a noi. Sorvolo sulla semplificazione storico-politica su Hamas e talebani (del resto essa domina nell’estrema sinistra, che spesso colpevolizza solo l’Occidente e non vuole considerare anche le mentalità fondamentaliste islamiche, Statuto di Hamas compreso). Notate piuttosto che questo (pur ottimo) pediatra pare non avvertire la responsabilità professionale di accreditare la diagnosi di malnutrizione estrema. Sembra che nel suo cuore Israele sia già colpevole, anche per ciò – scrive – che “succederà”, e quindi foto vera o foto falsa tutto serve “alla causa”. Il pediatra si comporta come i due che hanno sbattuto il povero bambino sulla facciata di Montecitorio, con l’aggravante che egli avrebbe i mezzi professionali per non farsi imbrogliare dal servizio stampa di Hamas.

Comunque, a nome della redazione di Medico e Bambino, il medico mio amico ha aggiunto che, se avessi inviato alla sua rivista una lettera non superiore a una certa lunghezza, mi avrebbero risposto dopo avere appunto compiuto accertamenti sulla foto e sulla diagnosi. Così ho subito fatto. Il mio testo si concludeva con questa frase: «Foto analoga è stata fornita anche al New York Times (vedi: edizione internazionale 26–27 luglio) nonché alla NBC etc.. Il New York Times ha pubblicamente ammesso l’errore. E voi?».

Questo scambio di battute col pediatra avveniva a metà novembre 2025. Sono passati cinque mesi e, nonostante un sollecito, non è successo nulla.

Cosa concludere?

Quasi tutte le persone che avranno letto l’articolo firmato dai due pediatri o visto lo spietato striscione dei due parlamentari si saranno convinte (o si saranno confermate nel pregiudizio) che gli israeliani a Gaza fanno come e peggio dei nazisti ad Auschwitz. I due professionisti si saranno accorti di essersi fatti trascinare? Di non essersi fatti guidare dalla deontologia professionale e dal senso di responsabilità verso l’opinione pubblica? Probabilmente si sono accorti di avere accreditato una speculazione politica nei confronti di un bambino sofferente, ma non hanno sentito il bisogno di rettificare. 

Lo dico da uomo di sinistra: oggi ahimé anche nella mia parte politica l’ostilità a Israele si alimenta in parte dal profondo, sull’onda dell’emotività “anti… sionista” annidata in chissà quale area del cervello grazie a chissà quale insegnamento ricevuto, magari da bambini.

Pure la sinistra mostra ormai venature antisemite, che si esprimono anche nella particolare rabbia delle denunce precipitose e assolute di tutti i comportamenti (pur talora gravemente sbagliati, credo) assunti dal governo di Israele in un contesto mediorientale terribilmente ostile, che questi denuncianti non sono interessati non dico ad approfondire ma nemmeno a conoscere.

Del resto, come avrebbero potuto attecchire nel 1938 in Italia le leggi razziste ad esempio senza la millenaria tradizione di predicazioni antigiudaiche?

Non era ragionevole illudersi che il pregiudizio fosse sparito dai nostri cervelli.

Livio Sirovich