EDUCAZIONE – Essere ebrei in tempi difficili, i quattro punti di Gutfreund
La scorsa settimana milioni di ebrei in tutto il mondo hanno celebrato Pesach attorno alla tavola del Seder, iniziando la lettura dell’Haggadah con i quattro figli e le quattro domande del Ma Nishtanà. Quattro, scrive Debbie Gutfreund sul sito Aish.com, sono anche le cose che «i tuoi figli dovrebbero sapere sull’essere ebrei» in un momento di forte crescita dell’antisemitismo e con la guerra in Medio Oriente che sta “rimodellando” anche il modo di essere dell’ebraismo in diaspora. Terapeuta specializzata in disturbi ossessivo-compulsivi e traumi, la statunitense Gutfreund parte da un primo punto: la valorizzazione dell’ebraismo come identità e religione che «dà priorità alla pace, perché la pace dimora nelle nostre preghiere e gli insegnamenti della Torah sono concepiti per creare armonia nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nel mondo». Non tutto però è negoziabile, prosegue Gutfreund, «ci sono momenti in cui siamo costretti a lottare per la nostra sopravvivenza e ci sono valori che esigono il nostro impegno anche quando difenderli è impopolare o scomodo». Questi valori, sottolinea la terapeuta, includono «la protezione della vita e della dignità umana, la ricerca della giustizia, la preservazione della continuità ebraica e la difesa della verità». Il secondo punto sul quale si sofferma è la presa di coscienza di essere l’anello di «una preziosa catena» con radici millenarie e una costruzione progressiva. In questo senso, scrive, «essere ebreo non significa solo appartenere a una religione, ma a una nazione con una storia, valori e responsabilità condivisi» e a plasmare il tutto sono «perseveranza, responsabilità e coraggio di agire con integrità anche quando è difficile». Il terzo punto è il concetto che «essere presenti è importante» e quindi «anche quando non ti senti ispirato, presentati comunque, perché l’azione crea significato». Presentarsi ai pasti dello Shabbat, alle festività, agli eventi comunitari, ai corsi di studio, alle opportunità di volontariato: ognuno di questi gesti «può sembrare insignificante preso singolarmente, ma col tempo ti dimostra che fai parte di qualcosa di reale». La lista di Gutfreund si conclude con l’asserzione che “Le tue domande contano”. Fare domande è d’altronde «uno dei fondamenti essenziali» dell’ebraismo, perché «la saggezza ebraica si basa sul dibattito, sulla ricerca e sulla volontà di confrontarsi con domande difficili, piuttosto che accettare passivamente risposte facili».