ATTUALITÀ – Nora, infiltrata per la verità
Tra il 2021 e il 2023 si è infiltrata in alcuni gruppi di estrema sinistra francesi e internazionali. Con il suo libro Les Nouveaux Antisémites (edito da Albin Michel), pubblicato nel 2024, Nora Bussigny ha fatto scalpore in Francia, aprendo un acceso dibattito pubblico. Pagine Ebraiche l’ha incontrata di recente, mentre il suo lavoro è ancora di scottante attualità.
Com’è nata la scelta di infiltrarsi nei movimenti di estrema sinistra?
«La decisione di condurre un’inchiesta sotto copertura nasce dal mio precedente libro, I nuovi inquisitori, pubblicato poche settimane prima del 7 ottobre. Anche in quel caso avevo scelto di lavorare nei collettivi femministi, LGBT e antirazzisti per analizzare dall’interno l’evoluzione di una certa radicalità ideologica che, sotto l’etichetta della sinistra, stava assumendo tratti sempre più intolleranti. In Francia collaboro con testate come Le Point, Marianne e Frontières, che negli ambienti dell’estrema sinistra vengono etichettate come “media fascisti”. Quando tentavo di intervistare gli attivisti mi veniva negato qualsiasi confronto, escludendo a priori la legittimità dell’interlocutore. Così ho ritenuto che l’unico modo per comprendere la natura di questi ambienti fosse entrarvi senza dichiarare la mia identità professionale. Ho trascorso mesi in incognito accanto ai militanti, partecipando a riunioni, discussioni e prese di posizione pubbliche e private, senza che nessuno si autocensurasse».
Il 7 ottobre arriva in coincidenza con l’uscita del suo primo libro, I Nuovi inquisitori.
«Molti dei collettivi che avevo seguito hanno reagito agli attacchi con un silenzio imbarazzato, quando non con una vera e propria legittimazione della violenza. In diversi casi, la narrazione adottata è stata quella classica del paradigma coloniale. È in questo contesto che nasce la mia nuova indagine, per comprendere come un certo massimalismo sia arrivato a normalizzare – se non a giustificare – un antisemitismo travestito da anticolonialismo».
Che differenza c’è tra Les Nouveaux Inquisiteurs e Les Nouveaux Antisémites?
«Tra i miei due libri ho fatto una sorta di “digiuno mediatico” di un anno, durante il quale non apparivo più in trasmissioni televisive, in radio o in qualsiasi filmato, per far dimenticare il mio volto.Inoltre, a differenza del libro Les Nouveaux Inquisiteurs, in Les Nouveaux Antisémites mi sono presentata come militante, ho partecipato a manifestazioni, a gruppi di parola, ad azioni, ma non rimanendo a lungo all’interno di collettivi o gruppi. Per un anno e mezzo ho seguito almeno una quindicina di eventi in modo continuativo, ma sempre in città diverse della Francia o del Belgio e nel campus della Columbia, spostandomi il più possibile per far dimenticare la mia identità».
In quali gruppi ti sei infiltrata?
«Ho seguito diversi collettivi le cui figure di riferimento, in alcuni casi, hanno apertamente invitato a scatenare in Francia un “Diluvio di Al-Aqsa”: questo è il nome attribuito agli attacchi del 7 ottobre. È impressionante vedere come questo tipo di incitamento sia sostenuto o legittimato da rappresentanti eletti della Repubblica coinvolgendo ampie porzioni della nostra società. In Francia, dopo l’uscita del mio libro, è stata istituita una commissione d’inchiesta parlamentare per indagare sui legami tra i rappresentanti dei movimenti politici e le organizzazioni che sostengono il terrorismo di matrice islamica. Ho partecipato personalmente a un’audizione presso l’Assemblea nazionale nell’ambito di questa commissione. Nell’occasione ho potuto ricordare, ad esempio, come la deputata del Parlamento europeo Rima Hassan abbia invitato all’interno di quell’istituzione sia Alab sia Femizo – due organizzazioni riconducibili alla galassia dei Fratelli Musulmani – senza che questo suscitasse in lei alcun imbarazzo».
Come sei riuscita conciliare il tuo lavoro con le tue origini franco-marocchine?
«Mia madre è nata in Marocco, mentre mio padre è nato in Francia. Ho ricevuto un’educazione laica e profondamente repubblicana, e questo non mi impedisce di essere orgogliosa delle mie origini marocchine. Sono cresciuta con una frase che nella mia famiglia ripetevano spesso: “Non si toccano gli ebrei”. È un’espressione piuttosto diffusa in Marocco, che riflette l’idea che agli ebrei non si debba far del male. È qualcosa che mi ha segnata profondamente e che ha contribuito al mio desiderio di impegnarmi».
Cosa significa aver dedicato il libro a Regine Corka, ex deportata?
«L’anno scorso ho partecipato a una bellissima iniziativa del Mémorial de la Shoah per sensibilizzare gli studenti delle scuole medie e superiori. Il progetto prevedeva che ciascuno di noi, a turno, si trovasse davanti a uno schermo e che, attraverso un algoritmo, gli venisse assegnato in modo casuale il profilo di una persona deportata nei campi di concentramento e di sterminio tra il 1939 e il 1945. A me è stata assegnata Régine Corka. Ho scoperto il suo straordinario percorso di sopravvissuta, di resistente e di testimone al processo contro Klaus Barbie. Ma ho avuto anche la possibilità di assumere nei suoi confronti un impegno: diventare, cito, “la memoria della sua memoria”. Così questo libro è dedicato a Régine Corka».
Durante la tua inchiesta come ti sentivi a stretto contatto gli estremisti?
«Dentro di me cresceva una profonda disperazione. Ciò che mi ha maggiormente turbata è stato partecipare a numerose manifestazioni e raduni in cui si scandiva apertamente il sostegno a Hamas. È stato difficile mantenere una maschera di entusiasmo e di esaltazione, mentre si stava di fatto glorificando un’organizzazione terroristica. Ho trascorso più di un anno a scandire “gloria ad Hamas”, al Jihad islamico, a Hezbollah, ecc.,in sale municipali e in luoghi della Repubblica. Mi sono detta che ormai eravamo perduti. Poi, quando il mio libro è uscito, ho avuto la fortuna di vedere che non ero sola. Le reazioni alla pubblicazione, anche a livello internazionale, mi hanno confermata nell’idea che la battaglia non fosse affatto persa, tutt’altro».
Cosa impariamo dal tuo lavoro?
«Ho potuto testimoniare in diversi processi e ci sono indagini in corso e denunce che si basano sulle prove contenute nel mio lavoro. È molto importante non mollare di fronte all’entrisme (infiltrazione) terroristico e al modo in cui organizzazioni legate al terrorismo strumentalizzano un’empatia illegittima per i civili palestinesi. Bisogna segnalare senza sosta ogni apologia del terrorismo, ogni sostegno alle organizzazioni che lo praticano e lo diffondono».
Sara Levi Sacerdotti
(Nell’immagine: La giornalista Nora Bussigny, autrice del libro Les nouveaux antisemites)