NAPOLI – «Ascarelli e Valenzi, ricordare è un atto di giustizia» 

Nico Pirozzi è un giornalista e saggista napoletano attento alle vicende del territorio e della sua Comunità ebraica. Di recente ha lanciato due petizioni sul sito www.change.org con la richiesta che il capoluogo campano si faccia carico di due “correzioni” nella toponomastica cittadina, omaggiando due protagonisti del Novecento. Da una parte Giorgio Ascarelli (1894-1930), fondatore e primo presidente della squadra di calcio locale, oltre che imprenditore, filantropo e protagonista anche all’interno della Comunità al pari di molti suoi familiari. Dall’altra Maurizio Valenzi (1909-2009), antifascista e primo e finora unico sindaco ebreo della città. Rispetto ad Ascarelli, la richiesta è che il suo nome prenda il posto di quello del gerarca fascista Vincenzo Tecchio nel piazzale antistante lo stadio Diego Armando Maradona. Mentre per quanto riguarda Valenzi il progetto è che sostituisca quello del re Vittorio Emanuele III, firmatario delle leggi razziste, nella via a lui intitolata in centro.

E se il Consiglio comunale ha approvato a marzo un ordine del giorno che impegna in tal senso il sindaco e la giunta, mancano ancora alcuni passaggi burocratici da sciogliere. Pirozzi è però fiducioso. «Siamo vicini al traguardo, mancano davvero gli ultimi cento metri. E anche qualche firma in più può essere d’aiuto», racconta al giornale dell’ebraismo italiano. Per il promotore della raccolta firma, «ricordare il mecenate Ascarelli nel piazzale della città dove sorge il tempio del calcio napoletano non è solo un atto di riconoscenza nei confronti di uno dei padri nobili dello sport partenopeo, ma anche un atto di giustizia nei riguardi della storia e della memoria di una città che ha conosciuto l’infamia delle leggi razziali e la tragedia dell’occupazione nazista». Di pari passo, sostiene, «ricordare il sindaco, l’intellettuale e l’antifascista Maurizio Valenzi, esempio di coerenza e resilienza, in un luogo della città dove la codardia e la disaffezione alle istituzioni si sintetizzano nel nome del re traditore, è un doveroso omaggio a una personalità che i napoletani non hanno mai dimenticato, ma anche un atto di riconciliazione con la storia del nostro Paese».

a.s.