TORINO – La città in marcia per Emanuele Artom

Dal binario 17 della Stazione di Porta Nuova di Torino, alle nove del mattino di mercoledì 15 aprile, si muove un corteo silenzioso. In testa, uno striscione: «Non c’è futuro senza memoria». Seguono studenti delle scuole medie, insegnanti, rappresentanti delle istituzioni, membri delle Comunità ebraiche di Torino, Casale Monferrato e Vercelli, insieme ad associazioni e confessioni religiose. Chi sfila tiene cartelli bianchi su fondo blu, con impressi i nomi dei campi di sterminio nazifascisti.
È la marcia dedicata a Emanuele Artom che ogni anno si svolge intorno al 7 aprile 1944, data in cui il giovane partigiano ebreo fu ucciso dai nazifascisti nelle carceri Le Nuove di Torino. Aveva 32 anni: storico e intellettuale, aveva scelto la Resistenza nelle brigate Giustizia e Libertà. Catturato il 25 marzo tra la Val Germanasca e la Val Pellice, fu torturato per settimane nel tentativo di costringerlo a rivelare i nomi dei compagni, senza mai cedere.
Quest’anno ricorre l’ottantaduesimo anniversario della sua morte. Il tema scelto dai promotori – le Comunità di Torino, Casale e Vercelli assieme alla Comunità di Sant’Egidio – è «Confronto, rispetto e dialogo per un sogno comune», con un richiamo all’ottantesimo anniversario della Costituzione.
Il corteo è passato davanti alla scuola ebraica intitolata ad Artom e si è concluso in Piazzetta Primo Levi, dove il presidente della Comunità ebraica torinese, Dario Disegni, ha preso la parola insieme ai rappresentanti delle istituzioni civili e religiose. «La testimonianza e l’insegnamento di Artom sono oggi più che mai attuali», ha osservato Disegni, «in un mondo sconvolto da terribili guerre e lutti». La Costituzione, ha aggiunto, nacque «dalla Resistenza e dal sacrificio di tanti partigiani che immolarono la loro vita per l’affermazione dei diritti di giustizia, libertà e uguaglianza tra tutti i cittadini». Un legame diretto tra esperienze individuali come quella di Artom e la nascita della Repubblica.
Il presidente degli ebrei torinesi ha poi richiamato il ruolo delle scuole, ringraziando «le studentesse e gli studenti» e gli insegnanti così come le istituzioni per la partecipazione a quello che ha definito «un appuntamento fondamentale nel calendario civile della nostra città».
Un passaggio è stato dedicato alla Festa della Liberazione. La Comunità ebraica non parteciperà alla fiaccolata del 24 aprile per la coincidenza con lo Shabbat, ma il 25 aprile resta, ha ribadito Disegni, «un momento fondamentale della lunga storia della presenza ebraica in Italia, che dura da oltre 2.200 anni», perché segnò la restituzione dei diritti dopo l’onta delle leggi razziali del 1938 e della Shoah. Una restituzione ottenuta anche grazie a una partecipazione tutt’altro che marginale alla Resistenza: «Oltre mille ebrei italiani si unirono come combattenti alle formazioni partigiane», ha ricordato il presidente della Torino ebraica. Molte di queste vicende, per decenni, sono rimaste nell’ombra. «Se alcune delle storie dei partigiani ebrei, come quella di Primo Levi, sono ampiamente conosciute, per anni quelle di tantissimi altri caddero nell’oblio». È il vuoto che la storica Liliana Picciotto ha colmato attraverso un lungo lavoro di ricerca, ricostruendo le biografie dei partigiani ebrei italiani confluite nel portale del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Resistenti ebrei d’Italia. Il 26 aprile alle 17.30, ha annunciato Disegni, la Comunità torinese presenterà questo lavoro in una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza.