ISRAELE – Dieci giorni di tregua in Libano

Netanyahu: «Occasione storica di pace», ma i sindaci del nord protestano

Una ragazza di 17 anni, un motociclista di 25, un uomo di 40. È il bilancio dei feriti nel nord d’Israele dell’ultima notte di fuoco prima che scattasse il cessate il fuoco di dieci giorni tra lo Stato ebraico e Libano. Fino a pochi minuti dalla mezzanotte, Hezbollah ha continuato a colpire la Galilea con razzi; le Idf hanno risposto intensificando gli attacchi su depositi, centri di comando e rampe di lancio nel sud del Libano. Poi le armi hanno taciuto ed è iniziata la tregua.
Un accordo arrivato su pressione del presidente Usa Donald Trump, che ha trattato separatamente con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il presidente libanese Joseph Aoun fino ad ottenere il consenso di entrambi. «Spero che Hezbollah si comporti bene durante questo periodo importante. Basta uccisioni. Dobbiamo finalmente avere la pace», ha scritto il presidente statunitense sul suo social network, Truth, a notte fonda.
Da Gerusalemme, Netanyahu ha parlato di «un’opportunità storica per raggiungere la pace con il Libano», chiarendo però che Israele non arretrerà di un passo. «Resteremo in una zona di sicurezza allargata», ha aggiunto, indicando una fascia di circa dieci chilometri nel sud del Libano come presidio permanente contro la minaccia di Hezbollah.
La tregua per ora regge, ma resta fragile. L’esercito libanese ha già accusato Israele di violazioni sporadiche nelle prime ore; sul terreno, ponti e strade verso il sud sono stati riaperti e migliaia di civili hanno tentato di rientrare nelle proprie case, generando lunghe code e rallentamenti.
L’accordo consente a Israele di intervenire in caso di minacce imminenti, ma vieta operazioni offensive su larga scala.
In Israele le critiche non si sono fatte attendere. I sindaci delle città del nord hanno accusato il governo di aver accettato l’intesa senza garantire la sicurezza dei residenti, denunciando mesi di attacchi e una situazione ancora instabile. Il gabinetto di sicurezza, secondo quanto riportato, non ha votato l’accordo: Netanyahu lo avrebbe siglato dopo una telefonata con Trump, temendo che il presidente americano potesse annunciare la tregua unilateralmente.
Washington sta lavorando a un vertice alla Casa Bianca, il primo tra i due Paesi da decenni, per affrontare i nodi irrisolti: confini, sicurezza, disarmo di Hezbollah. Trump ha annunciato l’invito ai due leader, definendo l’eventuale incontro «i primi colloqui significativi tra Israele e Libano dal 1983».