LA MOSTRA – Stoffe e colore, il mondo di Danièle Sulewic

Danièle Sulewic è un’artista poliedrica. Scenografa, costumista e ceramista, è nata a Parigi, ha vissuto in Israele in un kibbutz e da tempo risiede in Liguria: a Genova ha collaborato a stretto contatto con Emanuele Luzzati e resta ancora oggi una protagonista della sua scena artistica e culturale. Racconta i suoi tanti “mondi” con varie incursioni nella tradizione ebraica (a partire dal testo della Genesi e dal Talmud) la mostra “Un mare di stoffe e colore – Arazzi, costumi di scena e il bestiario fantastico di Danièle Sulewic” allestita in questa settimane negli spazi di Villa Vicini nella cittadina costiera di Zoagli (GE), famosa sin dai tempi della Repubblica di Genova per la produzione di preziosi velluti in seta. «La mostra è un percorso su quasi trent’anni di lavoro. C’è una mia parte luzzattiana, un mondo di colori e fantasia. E una parte più materica. Dialogano e si rafforzano a vicenda», ci spiega Sulewic, che ha un rapporto con le stoffe antecedente al pur fondamentale incontro con Luzzati in quel di Genova. La sua prima “formazione” è stata il negozio di vestiti su misura del padre e non a caso per i suoi lavori usa «la stessa macchina da cucire che lui utilizzava per fare i cappotti». Così facendo si ricongiunge anche simbolicamente alla sua storia di famiglia e al retaggio ebraico che «mi è stato trasmesso» e che è cifra anche della sua arte e delle sue tante modalità di esprimersi.

«Dalla ceramica agli arazzi, il mio obiettivo è dare forma all’informe. Non parto da disegni e modelli prestabiliti: con le stoffe dialogo, le stoffe mi raccontano qualcosa e qualcosa cerco di raccontarlo anche io. La macchina da cucire è in fondo la mia macchina da scrivere, mentre le stoffe sono come una tavolozza di colori». “Un mare di stoffe e colore” resterà aperta fino a domenica 26 aprile ed è inserita nel calendario dei festeggiamenti per i 50 anni del Teatro della Tosse, fondato a Genova nel 1975 da Luzzati e altre personalità del mondo della cultura. In mostra ci sono alcune opere realizzate appositamente per questa gloriosa istituzione alla quale continua a dare il suo contributo, opere avvolgenti e con tante sfumature. «Colori e bellezza sono più che mai necessarie per sopravvivere di questi tempi», dice Sulewic. «Creare significa per me astrarmi da tutto il resto». 

a.s.