ROMA – Fabiana Di Segni: No all’antifascismo di facciata, ebrei e iraniani abbandonati
Fabiana Di Segni è una consigliera del Municipio Roma XI, dove presiede la commissione Politiche sociali. Nella giornata di giovedì ha annunciato la sua uscita dal Pd, il partito con il quale è stata eletta. Una scelta da lei presentata come «politica» ed «etica» e come una sofferta ma inevitabile risposta a un «limite che è stato superato». Di Segni, che è ebrea, ha raccontato di aver subito negli ultimi due anni «attacchi antisemiti e politici e personali diretti, espliciti, violenti, non allusioni, non fraintendimenti», accusando al tempo stesso i vertici del Pd di non aver svolto «alcun lavoro concreto» per arginare «il clima di odio che si andava diffondendo». Un clima, ha denunciato, alimentato anche da chi le ha chiesto conto delle scelte del governo israeliano e nutrito in questo e altri modi la retorica dell’ebreo collettivo. «Quel “voi” è il punto di non ritorno», ha dichiarato Di Segni. «Quel “voi” è la frattura. Quel “voi” è discriminazione». Quel “voi”, ha affermato la consigliera, significa «non riconoscere più la persona, ma ridurla a un’appartenenza, significa attribuire responsabilità collettive su base identitaria, significa scivolare dentro una logica che la storia europea dovrebbe averci insegnato a riconoscere e a respingere senza esitazioni». Di Segni ha anche puntato il dito contro chi, all’interno di un partito che si richiama all’antifascismo, permette che «si tollerino linguaggi che evocano, direttamente o indirettamente, l’eliminazione di un popolo», perché «non si può dichiararsi antifascisti e tollerare l’antisemitismo, non si può lasciar passare ormai l’idea molto diffusa che se il mondo odia gli ebrei è colpa di Netanyahu». In questi due anni Di Segni ha spiegato di aver «continuato a lavorare sul territorio nonostante un disagio crescente dentro di me rispetto a temi fondamentali come l’odio, l’indifferenza al martirio quotidiano degli ucraini, al poco interesse verso 40 mila morti trucidati in due giorni dal regime di Teheran, la discriminazione, l’antisemitismo diventato sempre più forte senza incontrare nessuna restrizione o intervento». Però, ha sottolineato, «quando devi aver digerire frasi come “sei dalla parte di chi uccide i bambini”, “Hitler deve completare il compito“, “Fuori i sionisti dal Pd”, “Meglio maiali che sionisti”, “Israele va annientato” e così via in giro per l’Italia e tutto questo passa nel silenzio dei vertici, non siamo più dentro un dibattito politico, ma dentro una delegittimazione morale totale».