DAFDAF 167 – Tornare a cantare

Il tema dell’ultimo numero di DafDaf, il 167, è molteplice, ed era inevitabile: tacere su guerra, rifiuto della violenza e su quella paura che i conflitti portano con sé sarebbe stato tradire la natura del giornale ebraico dei bambini. Affrontare argomenti simili non può mai essere una scelta fatta con leggerezza, e la musica non poteva mancare: ho scelto una canzone della fine degli anni Cinquanta che grazie al testo di Italo Calvino e alla musica di Sergio Liberovici parla della guerra e, pur senza nominarla esplicitamente invita l’animale che la rappresenta, l’avvoltoio, a volare via. Calvino, autore di Dove vola l’avvoltoio e anche di altre canzoni per Cantacronache, ha scritto allora un testo che è quasi una filastrocca, pensato per essere cantato e compreso da tutti, usando parole semplici e immagini forti e chiarissime. È il suo mondo: ci sono l’attenzione ai deboli, il rifiuto della guerra, un’ironia amara e grande precisione nelle parole. Riesce a dire cose complesse con frasi semplici e quelle che sembrano canzoni popolari dentro hanno storia, politica, memoria e scelte morali. Un’occasione anche per raccontare ai giovani lettori di DafDaf la storia del gruppo di musicisti, scrittori e intellettuali che intorno alla fine degli anni Cinquanta volevano riportare la canzone italiana alla realtà, alla storia e alla politica. Era una sorta di laboratorio: si studiavano i canti popolari, la Resistenza, la satira politica, la canzone francese, Bertolt Brecht… L’idea era che la canzone potesse essere uno strumento civile, capace di raccontare fatti contemporanei, ingiustizie, storie di lavoro, appunto, di guerra, e memoria.

È ora di tornare a cantare.

Ada Treves

Dove vola l’avvoltoio”

È una canzone fra le più note delle Cantacronache: è stata incisa nel 1958 da Pietro Buttarelli, il testo è di Italo Calvino e la musica di Sergio Liberovici.

Parla della guerra, senza però nominarla: l’avvoltoio è l’immagine della morte che arriva dall’alto, sono i bombardamenti, la distruzione che colpisce i civili.

Sembra una filastrocca ma le immagini sono dure, compaiono bambini, case distrutte, città colpite, è la memoria ancora molto vicina della Seconda guerra mondiale.

In quegli anni era anche molto presente la paura di una nuova guerra. Non c’è retorica, non c’è patriottismo, è una canzone contro la guerra, vista dalla parte delle vittime.

Le Cantacronache

Nascono a Torino alla fine degli anni Cinquanta, attorno a un gruppo di musicisti, scrittori e intellettuali che volevano riportare la canzone italiana alla realtà, alla storia e alla politica.

Era una sorta di laboratorio: si studiavano i canti popolari, la Resistenza, la satira politica, la canzone francese, Bertolt Brecht. L’idea era che la canzone potesse essere uno strumento civile, capace di raccontare fatti contemporanei, ingiustizie, lavoro, guerra, memoria.

Sergio Liberovici, Michele Straniero, Fausto Amodei e Margot (Margherita Galante Garrone) sono stati i fondatori, a loro si sono poi uniti molti intellettuali, tra cui Italo Calvino, Emilio Jona, Umberto Eco e Gianni Rodari.

Emilio Jona è una figura un po’ diversa dagli altri: avvocato, intellettuale, studioso, raccoglitore di canti popolari, autore di testi, ha continuato per decenni a raccontare le storie delle Cantacronache, ne ha custodito la storia.

Italo Calvino (1923–1985)

È stato un grande scrittore italiano del Novecento, ha partecipato alla Resistenza e da quell’esperienza è nato il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno.

Dopo la guerra ha lavorato per la casa editrice Einaudi ed è stato al centro della vita culturale italiana. Tra i suoi libri più noti ci sono Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, Le città invisibili e Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Ha collaborato con le Cantacronache scrivendo le parole di alcune canzoni, tra cui proprio Dove vola l’avvoltoio, e Oltre il ponte. Lavora su testi brevi, chiari, pensati per essere cantati e capiti da tutti, usa parole semplici e immagini forti, per raccontare il suo modo di vedere il mondo: attenzione ai deboli, rifiuto della guerra, ironia amara e precisione nelle parole. Riesce a dire cose complesse con frasi semplici e fa una cosa molto difficile: scrive testi che sembrano semplici canzoni popolari ma dentro hanno storia, politica, memoria e scelte morali.

I testi:

Avvoltoio vola via

Un giorno nel mondo

finita fu l’ultima guerra,

il cupo cannone si tacque

e più non sparò,

e privo del tristo suo cibo

dall’arida terra,

un branco di neri avvoltoi

si levò.

Ritornello:

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal fiume

ed il fiume disse: “No,

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Nella limpida corrente

ora scendon carpe e trote

non più i corpi dei soldati

che la fanno insanguinar”.

Rit: Dove vola l’avvoltoio…

L’avvoltoio andò dal bosco

ed il bosco disse: “No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Tra le foglie in mezzo ai rami

passan sol raggi di sole,

gli scoiattoli e le rane

non più i colpi del fucil”.

Rit: Dove vola l’avvoltoio…

L’avvoltoio andò dall’eco

e anche l’eco disse “No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Sono canti che io porto

sono i tonfi delle zappe,

girotondi e ninnenanne,

non più il rombo del cannon”.

Rit: Dove vola l’avvoltoio…

L’avvoltoio andò ai tedeschi

e i tedeschi disse: “No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Non vogliam mangiar più fango,

odio e piombo nelle guerre,

pane e case in terra altrui

non vogliamo più rubar”.

Rit: Dove vola l’avvoltoio…

L’avvoltoio andò alla madre

e la madre disse: “No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

I miei figli li dò solo

a una bella fidanzata

che li porti nel suo letto

non li mando più a ammazzar”

Rit: Dove vola l’avvoltoio…

L’avvoltoio andò all’uranio

e l’uranio disse: “No,

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

La mia forza nucleare

farà andare sulla Luna,

non deflagrerà infuocata

distruggendo le città”.

Rit: Dove vola l’avvoltoio…

Ma chi delle guerre quel giorno

aveva il rimpianto

in un luogo deserto a complotto

si radunò

e vide nel cielo arrivare

girando quel branco

e scendere scendere finché

qualcuno gridò:

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla testa mia…

ma il rapace li sbranò.

Oltre il ponte

O ragazza dalle guance di pesca

o ragazza dalle guance d’aurora

io spero che a narrarti riesca

la mia vita all’eta` che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca

la città dominava, siam pronti:

chi non vuole chinare la testa

con noi prenda la strada dei monti.

Ritornello:

Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’è in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita e` oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore.

Silenziosa sugli aghi di pino

su spinosi ricci di castagna

una squadra nel buio mattino

discendeva l’oscura montagna.

La speranza era nostra compagna

a assaltar caposaldi nemici

conquistandoci l’armi in battaglia

scalzi e laceri eppure felici.

Rit: Avevamo vent’anni…

Non e` detto che fossimo santi

l’eroismo non e` sovrumano

corri, abbassati, dai corri avanti!

ogni passo che fai non e` vano.

Vedevamo a portata di mano

oltre il tronco il cespuglio il canneto

l’avvenire di un giorno più umano

e più giusto più libero e lieto.

Rit: Avevamo vent’anni…

Ormai tutti han famiglia hanno figli

che non sanno la storia di ieri

io son solo e passeggio fra i tigli

con te cara che allora non c’eri.

E vorrei che quei nostri pensieri

quelle nostre speranze di allora

rivivessero in quel che tu speri

o ragazza color dell’aurora.

Rit: Avevamo vent’anni…