SOCIETÀ – Dagli Usa al Regno Unito, arrivano le sinagoghe vegane

Si tratta di un contributo economico relativamente contenuto, ma è accompagnato da un impianto progettuale strutturato e segna l’estensione nel Regno Unito di un’iniziativa già sperimentata in Nord America. Come racconta Ben Conway su The Jewish Chronicle, Shamayim, organizzazione attiva nell’ambito dei diritti animali in contesto ebraico, ha annunciato l’apertura a nuove candidature per il “Synagogue Vegan Challenge” mettendo a disposizione un fondo complessivo di 7 mila sterline, da distribuire tra cinque comunità disposte a impegnarsi per un anno in un percorso di trasformazione orientato all’alimentazione “plant-based”. Il progetto, avviato nel 2017, ha già coinvolto oltre settantacinque comunità statunitensi, con attività che spaziano dagli eventi conviviali ai momenti di riflessione pubblica sul rapporto tra dieta, etica e tradizione. Il promotore, il rabbino statunitense Shmuly Yanklowitz, definisce l’iniziativa come uno strumento per «coinvolgere migliaia di ebrei nel celebrare un cibo nutriente e nel riflettere sulla giustizia alimentare», sottolineando come il passaggio al veganesimo sia un processo graduale di responsabilizzazione. Le sinagoghe selezionate riceveranno un sostegno finanziario e soprattutto un “accompagnamento” formativo per nove mesi, proprio per arrivare all’organizzazione di attività coerenti con gli obiettivi del programma: pasti di Shabbat con catering vegano, proiezioni dedicate al benessere animale, iniziative che colleghino le festività ebraiche a pratiche alimentari alternative. Il quadro teorico richiamato da Yanklowitz si radica in una lettura della tradizione che mette in relazione la casherut con tre assi principali: la tutela della salute umana, la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione della sofferenza animale. «Il veganesimo», afferma, «può essere un’espressione autentica della visione di progresso inscritta nella Torah» interpretata come dispositivo etico oltre che normativo. Il progetto non presuppone un’adesione immediata e totale: «Sappiamo che non tutti diventeranno vegani domani», riconosce il rabbino, l’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza nelle scelte alimentari, inserendole in un orizzonte religioso e comunitario. In parallelo, Shamayim ha avviato una campagna globale contro gli allevamenti intensivi sostenuta da decine di rabbini, a indicare una convergenza crescente tra attivismo ambientale e riflessione ebraica contemporanea. L’arrivo del programma nel Regno Unito punta a portare avanti nella pratica quotidiana del cibo uno spazio di rielaborazione identitaria e morale.