LIVORNO – Uno spazio della città in memoria del rabbino Ottolenghi
Nella toponomastica livornese ci sarà uno spazio per il rabbino Adolfo Ottolenghi, nato a Livorno nel 1885, in servizio a Venezia dal 1911, lì arrestato dai nazifascisti nel 1944 e da lì deportato ad Auschwitz, da dove non farà ritorno. Il merito è dell’avvocato livornese e consigliere comunale del Pd Matteo Vivoli, che ha “incontrato” la storia del suo concittadino durante una visita al Ghetto di Venezia. Ad attrarre la sua attenzione la scritta “Maestro e Martire in Israele, dalle tenebre della cecità irradiò la luce della Sua fede. Conforto agli umili, forza ai vacillanti nell’ora dell’odio inumano” sopra una lapide posta nel 1947 sulla facciata della scuola ebraica veneziana. Intuibile dal testo come ci si riferisca alla sua deportazione, come conferma una pietra d’inciampo che ricorda come il rabbino venne arrestato il 17 agosto 1944 assieme agli ospiti dell’ospizio ebraico ai quali era rimasto unito e poi deportato ad Auschwitz dove morì “in data ignota” (presumibilmente poco dopo l’arrivo). Da qui la decisione di Vivoli di attivarsi affinché Ottolenghi venga ricordato anche nella sua città di nascita e l’avvio dell’iter, presso la commissione toponomastica, con la raccolta delle firme. Ho avuto il piacere e l’onore di essere tra i firmatari dell’istanza, per la quale ho collaborato preparando la scheda biografica di Ottolenghi, primo maestro di mio padre, divenuto poi egli stesso rabbino (con approdo finale a Livorno), ricordato con grande affetto da mia madre. Un grazie per questo al consigliere Vivoli e complimenti, chazak, per l’iniziativa che, mi ha informato pochi giorni or sono, ha ottenuto esito positivo. Da individuare, ora, dove ricordare il rabbino Ottolenghi. In ogni caso, grazie al suo intervento, “tornerà” in qualche modo nella sua città.
Qui aveva ottenuto nel 1907 il titolo di maskil dal Collegio Rabbinico labronico, mentre è del 1911 l’investitura rabbinica qualche chakham. Parallelamente, all’Università di Pisa ottenne la laurea in giurisprudenza e nello stesso stesso anno iniziò ad operare a Venezia, divenendo dopo pochi anni dopo Rabbino Maggiore di quella Comunità. Sino al tragico epilogo.
Gadi Polacco
(Nell’immagine: a destra Bruno Polacco, a sinistra Adolfo Ottolenghi)