MEDIO ORIENTE – Ue divisa su Israele, Berlino frena: «Sospensione dell’accordo inappropriata»
La sospensione dell’accordo commerciale tra Unione europea e Israele è «inappropriata». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, sgomberando il tavolo europeo dal provvedimento invocato da Paesi come Spagna, Belgio e Irlanda. La discussione si è svolta in Lussemburgo, durante il Consiglio Affari esteri dell’UE, dove diversi governi hanno chiesto di rimettere in agenda la sospensione – totale o parziale – dell’accordo di associazione con Israele, in vigore dal 2000. Ma per Berlino la linea resta quella del dialogo: «Dobbiamo affrontare le questioni critiche con Israele in modo costruttivo», ha sottolineato Wadephul.
Un no, quello di Berlino, che blocca sul nascere la possibilità di una sospensione completa dell’accordo: servirebbe l’unanimità dei 27 Stati membri. Ma anche la via della sospensione parziale, limitata alle disposizioni commerciali, non è al momento percorribile: richiede una maggioranza qualificata, ovvero il consenso di almeno 15 Paesi che rappresentino il 65% della popolazione europea. Una soglia al momento lontana. «Non vi è alcun segnale di una maggioranza favorevole ad agire sull’accordo di associazione con Israele», ha chiarito il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, indicando il cessate il fuoco tra Gerusalemme e Beirut come fattore che attenua la pressione politica per intervenire.
L’Ue è il principale partner commerciale di Israele: nel 2024 gli scambi di beni tra le due parti hanno raggiunto 42,6 miliardi di euro. La sola sospensione della componente commerciale dell’accordo colpirebbe esportazioni israeliane per circa 5,8 miliardi. Il ministro olandese Tom Berendsen ha sostenuto che l’obiettivo non è la sospensione in sé, ma ottenere un cambiamento nel comportamento di Israele. «È su quello che stiamo lavorando», ha affermato. L’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, non ha escluso ulteriori passi, subordinandoli però a un cambio di posizione interno all’Europa: «Se le opinioni dei Paesi sono cambiate, allora possiamo andare avanti».
Sulla questione, il governo italiano ha dichiarato di voler adottare «un approccio serio ed equilibrato, tenendo presente che non ci devono essere conseguenze negative per la popolazione civile israeliana»: una formulazione che segnala distanza dalla linea dei Paesi favorevoli alla sospensione, senza però chiudere del tutto al confronto. Insieme a Germania e Ungheria, Roma figura tra i Paesi che finora hanno impedito la formazione della maggioranza qualificata necessaria per le restrizioni commerciali.