ISRAELE – Yom HaZikaron, Herzog: «La vittoria sarà completa con il ritorno alla normalità»
Una sirena di due minuti è risuonata martedì mattina in tutto Israele. Alle 11 il paese si è fermato per commemorare Yom HaZikaron, il giorno del ricordo dei soldati caduti e delle vittime del terrorismo. Sono 25.648 morti in guerra dalla nascita dello Stato, a cui aggiungono le 5.313 vittime di attentati terroristici.
Le cerimonie ufficiali si sono tenute sul Monte Herzl a Gerusalemme, dove il presidente Isaac Herzog ha ribadito che «la vittoria non si esaurisce con la sconfitta del nemico» ma «sarà completa con il ritorno della vita alla normalità». Herzog ha ricordato due anni e mezzo di combattimenti su più fronti, riconoscendo che «abbiamo incontrato abissi e raggiunto vette», e ha lanciato un appello all’unità: «La nostra nazione ha un solo canto, fatto di molte voci. Quando le voci si zittiscono a vicenda, il pericolo cresce. Quando cantano insieme, la nazione si eleva».
Il premier Benjamin Netanyahu ha aperto il suo discorso con una memoria personale: il fratello Yoni, caduto cinquant’anni fa nell’operazione di Entebbe. «Il momento in cui informai i miei genitori della terribile notizia fu il più duro della mia vita», ha ricordato. Netanyahu ha poi tracciato una linea diretta tra quella perdita e le guerre di oggi, paragonando la minaccia nucleare iraniana alla Shoah: il regime degli ayatollah, ha affermato, «aveva pianificato un’altra Shoah», ma Israele e gli Stati Uniti «hanno smantellato in anticipo quella macchina di distruzione». «Non abbiamo ancora finito il lavoro», ha aggiunto, ribadendo che la missione prosegue.
In occasione di Yom Hazikaron, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha invece rivolto un appello a «tutte le componenti della nazione» affinché partecipino alla difesa del paese. Un riferimento, sottolinea Kan, all’esenzione dalla leva concessa agli studenti delle scuole religiose. «La coesione», ha affermato Zamir, «è una condizione per la nostra esistenza».
Non sono mancate le polemiche. A Usfiya, il leader druso Mowafaq Tarif ha denunciato l’abbandono delle comunità druse da parte dello Stato, mentre un contestatore ha interrotto il ministro Eli Cohen gridando che «è il governo a distruggere le case dei nostri figli, non i missili dall’Iran». Sul Monte Herzl, Netanyahu è stato interrotto mentre affermava di aver riportato a casa tutti gli ostaggi: «Alcuni sono stati uccisi nei tunnel», ha gridato un manifestante.