MEMORIA – Livia Ottolenghi ricorda i resistenti ebrei di ogni età
A Roma un convegno sulla giustizia post-bellica con il Procuratore Militare Marco De Paolis
«Molti partigiani italiani erano giovani chiamati a combattere per la Repubblica Sociale Italiana e scelsero di scappare, di non arruolarsi. Tra gli ebrei, invece, la situazione era diversa. Le età sono molto più varie: ci sono adulti, anziani, ma anche giovanissimi. Questo ci fa capire una cosa importante: per molti di loro, entrare nella Resistenza non era solo evitare qualcosa, ma scegliere qualcosa. Scegliere di opporsi. Scegliere di reagire. Scegliere di non restare passivi».
Lo ha detto Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, durante il convegno “Nonostante il lungo tempo trascorso… storia, giustizia, memoria”, che si è svolto nell’Aula dei Gruppi Parlamentari a Roma, patrocinato della Camera dei Deputati. L’incontro ha rappresentato un’occasione di riflessione sul valore della memoria storica e sul ruolo della giustizia nel fare luce sui crimini di guerra, anche a distanza di molti anni.
«Celebrare la festa della liberazione significa rinnovare una consapevolezza collettiva» ha sottolineato il deputato Luciano Ciocchetti, promotore dell’incontro, leggendo il messaggio del ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Protagonista del dialogo è stato il Procuratore Militare Marco De Paolis, da anni impegnato nelle indagini e nei processi relativi alle stragi nazifasciste perpetrate in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Nel suo intervento, De Paolis si è confrontato con gli studenti presenti in sala (delle scuole romane Visconti, Righi, Socrate, Einstein-Bachelet, Scuola Germanica, Douhet, Sottoufficiali Esercito e Giordano Bruno) e ha proiettato due videoclip, di cui è curatore, sulle stragi nazifasciste nella guerra di Liberazione 1943-1945. De Paolis ha messo l’accento su come il tempo trascorso non debba mai diventare un ostacolo alla ricerca della verità e alla responsabilità penale poiché la giustizia non ha scadenza quando si tratta di crimini contro l’umanità.
Fra i relatori, Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto soprattutto ad opera di De Paolis per fare luce sulle stragi naziste commesse sul territorio italiano, una delle quali proprio a Marzabotto. Udo Gumpel, giornalista investigativo tedesco, ha offerto una prospettiva internazionale sul rapporto tra memoria e responsabilità storica nei crimini di guerra. Infine ha parlato Valter Cardi, presidente del comitato per le onoranze alle vittime di Marzabotto: Cardi, che porta il nome della vittima più giovane della strage di Marzabotto – il suo cuginetto assassinato a soli 14 giorni di vita assieme a gran parte della famiglia – ha trasmesso al pubblico in sala un ricordo e una testimonianza dell’eccidio.
Lucilla Efrati